Sul sito, alla “voce” storia si legge che è “nato allo sbarco, nei bar del porto prima dell’alba”. Ma basterebbe il nome, Gennaker, a sottolineare il legame profondissimo che lega questo (“amaro asciutto”, in perfetto contrasto con l’acqua, ma “con una dolcezza che scalda”, e dunque altrettanto ideale per combattere il freddo della navigazione lontano dall’estate) con il mare e la navigazione. Un nome, quello della grande vela utilizzata nelle andature più impegnative così come le altre due dalle quali prende il nome, genoa, e spinnaker), scelto non a caso così come del resto gli ingredienti: la radice Kalumba, conosciuta anche come la radice di Colombo, estratta da una liana dell’ Africa orientale “che evoca i viaggi dei marinai portoghesi tra le spiagge e le isole dal Mozambico al Madagascar, risalendo il fiume Zambesi”, come si legge sempre sul sito, e la Galanga, lo zenzero siamese “capace di condurre dritto tra gli aromi e i misteri dell’Asia orientale”, ma soprattutto di “chiudere il palato con la stessa precisione con cui una scotta si fissa alla bitta”. Paragoni a loro volta scelti con estrema cura per due ingredienti dall’elevato potere digestivo per un “velamaro” nato nel Golfo dei Poeti “che si versa a fine serata, quando il pontile è vuoto e il vento ha cambiato direzione”. Riservato “a chi, come i veri lupi di mare, “non cerca scorciatoie”. Un’idea regalo per chi ama navigare e i migliori liquori?
Gennaker, l’amaro dei velisti che chiude nel migliore dei modi una giornata trascorsa in mare
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