Quante volte è capitato di sporgersi dalla barca e guardare un oggetto inabissarsi, restando lì, impotenti, a fissarlo mentre svaniva nel blu? Magari avreste voluto tuffarvi per riprenderlo, l'acqua era limpida e il fondo sembrava a portata di mano, ma scendendo vi siete scontrati quasi subito con un muro invisibile e doloroso: la pressione. Quel fastidio pungente alle orecchie è il vero guardiano degli abissi. Scendendo anche di pochissimi metri, il peso dell'acqua schiaccia l'aria intrappolata nel nostro orecchio, spingendo il timpano verso l'interno. Per superare questa barriera e riguadagnare la libertà di muoversi sotto la chiglia, esiste un'arte antica e spesso fraintesa che si chiama compensazione. Non serve la forza per vincere il mare, serve la delicatezza.
Tappati il naso e soffia forte? Il consiglio più conosciuto, ma da evitare
Se frequentate le banchine o le scuole vela, avrete sicuramente sentito il classico consiglio tramandato tra diportisti e bagnanti: tappati il naso, indurisci la pancia e soffia forte finché non senti le orecchie scrocchiare. Ecco, dimenticatelo. Quella manovra brusca non solo maltratta i tessuti delicati del timpano, spingendoli violentemente verso l'esterno, ma diventa del tutto inefficace non appena si scende un po' di più e l'aria nei polmoni si fa densa.
Compensare poco per risparmiare fiato: un'altra leggenda da sfatare
E dimenticate anche la leggenda secondo cui compensare il meno possibile faccia risparmiare il fiato. L'orecchio è uno spazio talmente minuscolo che compensare spesso, con piccole e continue carezze d'aria, è l'unico modo per scendere morbidamente senza stressare il fisico.
La vera regola d'oro è “giocare “ d'anticipo senza attendere il dolore...
Chi vive il mare in profondità sa che la vera regola d'oro è l'anticipo. Non si aspetta mai di sentire il peso dell'acqua o il dolore per intervenire; l'aria si ripristina in modo fluido, e soprattutto ci si arrende tornando a galla al primissimo segnale di blocco. Forzare la mano contro l'elemento liquido è una battaglia persa in partenza.
… e il segreto più importante è la capacità di stare rilassati
Ma come si fa a capire se stiamo ingannando la pressione nel modo giusto? Il segreto, paradossalmente, sta tutto nel rilassamento. Chi compensa in modo corretto lo fa mantenendo il torace e la pancia completamente morbidi. A lavorare è solo una piccola zona della gola: la lingua si muove, la laringe fa una piccola danza e l'aria viene spinta verso l'alto senza alcuno sforzo fisico evidente.
Provate a fare una prova a secco, creando una “pallina” d'aria in bocca
Volete fare una prova a secco, proprio ora mentre leggete? Immaginate di raccogliere una piccola bolla d'aria densa in bocca, tenendola tra la lingua e il palato, facendo attenzione a non incollare la lingua verso l'alto. Ora, tappatevi il naso con le dita e provate a pronunciare con decisione una consonante dura, come la P, la T o la K. Sentirete le narici gonfiarsi sotto i polpastrelli. Il trucco magico non è spingere ancora più forte dalla pancia, ma semplicemente trattenere e mantenere quella delicata pressione elastica nel tempo, lasciando che l'aria trovi la sua strada. Se avete avvertito quel movimento interno, avete appena “sbirciato dal buco della serratura” verso un mondo incredibilmente vasto.
E' un'arte invisibile ma che fa vedere ogni aspetto del controllo
La compensazione è un'arte sottile e invisibile che unisce anatomia e controllo puro. Se volete smettere di ricomprare grilli, pinze e coltellini, e volete finalmente riappropriarvi di ciò che cade in mare, non affidatevi all'istinto. Regalatevi un corso di apnea: vi svelerà come sciogliere quel muro di pressione e vi restituirà, per sempre, la vera padronanza della vostra barca, sia sopra che sotto la linea di galleggiamento. Per qualsiasi informazione: carletti.hutton@gmail.com. Instagram
Testo realizzato Filippo Carletti per mareonline.it. Foto Filippo Carletti












































