Onda anomala, un mostro alto 30 metri
che non lascia scampo alle navi

Innalzamenti anomali delle onde di 20-30 metri di altezza hanno causato la scomparsa in mare di più di 200 grosse navi negli ultimi 20 anni. L’onda anomala è intesa come una ondata più alta delle altre nel susseguirsi delle onde per un dato stato del mare (da non confondere con lo tsunami causato da terremoti sottomarini). La differenza principale tra le onde anomale e gli tsunami sta nel fatto che le prime si producono anche in pieno oceano, mentre i secondi si amplificano solo avvicinandosi alle coste.

Le onde anomale possono arrivare in gruppi, denominati treni d’onda, più frequentemente composti di tre, come quelle che colpirono la nave Caledonian Star il 2 marzo 2001, oppure in una singola onda di tempesta gigante, tipo quella che investì la MS Bremen il 22 febbraio 2001 e la piattaforma petrolifera Draupner nel Mar del Nord, al largo delle coste norvegesi il 1° gennaio 1995. Fu questo il primo caso di onda anomala misurata da uno strumento che registrò un’altezza di 25,6m, 2 volte e mezzo le onde che la precedevano e seguivano. Il 3 marzo 2010, onde killer colpirono la Majestic, in navigazione da Genova a Barcellona, uccidendo 2 persone e ferendone altre, oltre ad abbattere la vetrata panoramica del salone.

Le correnti che vanno in senso contrario al moto ondoso possono far “impennare” il mare

In alcuni casi il meccanismo di formazione dell’onda anomala è la sovrapposizione di due treni d’onda provenienti da diverse direzioni che creano un’improvvisa impennata nel moto del mare (upsurge). Alcuni studiosi ritengono che le zone maggiormente a rischio possano essere quelle dove una forte corrente si muove in senso contrario alla direzione principale del moto ondoso. Sono inoltre orientati a pensare che esista una certa forma di linearità nel modo in cui queste onde si sviluppano anche se ancora oggi non esistono certezze sulla loro origine. Un primo tentativo pratico di identificare le onde anomale è stato fatto dall’università di Miami utilizzando le immagini radar dei satelliti della Nasa.

Testo di Gianfranco Meggiorin pubblicato sul numero 66 di Arte Navale. Su gentile concessione della rivista Arte Navale. Le immagini  sono pubblicate su gentile concessione della rivista Arte Navale. E’ fatto divieto per chiunque di riprodurre da mareonline.it qualsiasi immagine se non previa autorizzazione direttamente espressa dall’autore delle immagini al quale spettano tutte le facoltà accordate dalla legge sul diritto d’autore, quali i diritti di utilizzazione economica e quelli morali.

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