Sfortuna a bordo? C’è un vero mare
di superstizioni che accompagna chi naviga
Sfortuna a bordo? C’è un vero mare  di superstizioni che accompagna chi naviga

Una superstizione può durare davvero  più di una religione, come affermava lo scrittore francese  Théophile Gautie? Di certo può durare moltissimo, secoli, millenni. Soprattutto in mare, dove numerose  credenze, nonostante la loro irrazionalità appaia evidente  continuano a sopravvivere. Una superstizione che naviga a tutta forza a bordo di ogni tipo d’imbarcazione come testimonia la storia della marineria intrisa di riti scaramantici ancora oggi  spesso diffusi. Credenze e riti che chi va per mare, notoriamente più scaramantico della media della popolazione, si tramanda da sempre. Alcuni esempi? Fra le cose che molti marinai evitano accuratamente ci sono quelle di salpare di venerdì (ricollegabile al fatto che spesso gli equipaggi  venivano pagati di giovedì e il giorno dopo si “bevevano” gran parte della paga, quindi salpavano le ancore ancora con i postumi della sbornia, ma anche a una regola della Regia Marina britannica che riteneva il venerdì semplicemente un giorno sfortunato); di portare portare a bordo un ombrello, soprattutto di colore nero, o oggetti di colore verde (forse perché il  colore della muffa o dell’ossido che si può formare sul legno o sul metallo delle navi);  di fischiettare, abitudine che secondo alcuni “attirerebbe” le tempeste e forti raffiche di vento (per cui anticamente era permesso solo quando la nave era bloccata dalla bonaccia). O ancora, di parlare di conigli,  superstizione quest’ultima legata in particolare alle barche francesi, che quando in vista di  lunghe traversate imbarcavano animali vivi, preferivano evitare questi graziosi, oltre che saporitissimi, compagni di viaggio capaci di  rosicchiare il legno dello scafo e la canapa del cordame. Una scaramanzia che per poco non ha visto scaraventare in mare un australiano imbarcato sul catamarano Orange colpevole di aver nominato i simpatici roditori…. Ma fra le usanze bandite a bordo figurano spesso anche quella di salire a bordo della nave con il piede sinistro; di guardare alle proprie spalle quando si salpa; di   lasciare le scarpe con la suola verso l’alto (presagio di nave capovolta); di appoggiare una bandiera sui pioli di una scala; di accendere una sigaretta da una candela (significava condannare un marinaio a morte); di indossare capi di abbigliamento nuovi o  le magliette fornite dall’organizzazione di una regata; di cambiare nome a una barca (a meno di farlo dopo aver seguito una rotta  a zig zag che disegni in acqua un serpente che si morde la coda,- procedendo di bolina e compiendo sei brevi virate per poi poggiare e  scendere in poppa piena tagliando in questo modo la sua stessa scia – e scongiurando così  la iella) o battezzarla con un nome che finisce con la lettera a (cosa temuta soprattutto  in Italia). E se molti preferiscono evitare di  indossare abiti di un altro marinaio, o si spaventano per un oggetto (in particolare un secchio o una scopa) fatto cadere in acqua,  evitano accuratamente di tagliare capelli e unghie durante la navigazione , non mangiano banane e  non ammettono fiori a bordo, c’è chi sulla propria barca non è assolutamente disposto a far salire una donna (a meno che non sia incinta e quindi  in grado di placare anche la più terribile delle tempeste), in particolar modo se con gli occhi verdi, anticamente considerate maggiormente a rischio di stregoneria e temute in particolar modo dai pirati. Donne ospiti sgraditissime così come, per qualcuno anche preti e avvocati, categoria particolarmente detestata dai marinai inglesi che li apostrofano spregevolmente come “squali di terra”. A terra, prima d’imbarcarsi, da evitare invece assolutamente d’incrociare una persona con i capelli rossi, ma anche con gli occhi storti o con i piedi piatti. Tutti segnali di possibili sventure una volta preso il largo (cosa da evitare se l’imbarcazione, in occasione del varo, non ha visto la tradizionale bottiglia spaccarsi al primo colpo a prua o sulla cinghia…) da “compensare” con manovre anti iella: per esempio facendosi un tatuaggio o mettendo un orecchino d’oro (usanza antica che serviva a coprire le spese di sepoltura qualora il marinaio fosse deceduto), ma anche dipingendo occhi sul moscone delle barche o lanciando un paio di scarpe fuori bordo immediatamente dopo il varo di una nave. Per quanto riguarda poi gli animali  capaci di trasformarsi in amuleti portafortuna, il massimo è il gatto, anticamente graditissimo perché cacciava i topi, ma anche perché  ritenuto capace di prevedere eventi climatici (se soffiava significava pioggia in arrivo, se stava sdraiato sulla schiena c’era da aspettarsi una bonaccia, se era particolarmente giocherellone il vento si sarebbe presto rinforzato e inoltre se  andava incontro un marinaio sul molo era segno di buona fortuna). Ma anche un  cormorano che si posa sul ponte  scuote le ali è di buon auspicio,  a patto di non fargli del male, presagio quest’ultimo di sicuro  naufragio destinato a colpire anche chi “osi” dare alla propria barca il nome di un rettile.Roba da far venire i brividi a un armatore inglese appassionato di storia della Marina di sua maestà, e perfettamente a conoscenza del fatto che l’Ammiragliato inglese proibiva i nomi di rettili per le navi. Una scaramanzia in questo caso particolarmente giustificabile considerato che  la Marina ha perso quattro Vipere, quattro Serpenti, un Cobra, un Aspide, un Alligatore, un Coccodrillo,  due Bisce d’Acqua e tre Lucertole. Navi sulle quali evidentemente non era mai piombata dal cielo una “cacca” di gabbianella. Altrimenti probabilmente avrebbero continuato felicemente a navigare.parola di navigatori toscani pronti a giurare che  “Cacca di gabbianella rende la navigazione bella”… PS: se vi capitasse di salutare un marinaio che sta salpando, non ditegli mai auguri” o “buona fortuna”. Meglio un bel  “in culo alla balena”…

 

pubblicato il 30 Gennaio 2025 da | in | tag: mare di superstizioni, superstizioni in barca, superstizioni in mare | commenti: 1
  • Riccardo ha detto:

    Prima di cambiare nome alla barca, fate aprire una bottiglia di vino rosso da una ragazza vergine (sempre che troviate ancora una….) e fategliela versare sulla prora….

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