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A.P.A.: le tre lettere che nel charter nautico fanno davvero la differenza

A.P.A.: le tre lettere che nel charter nautico fanno davvero la differenza

Nel mondo del charter nautico ci sono parole che evocano libertà: rotta, rada, equipaggio. E poi ci sono sigle che sembrano fredde, quasi fuori posto tra vento e onde. Una di queste è A.P.A.

Molti la incontrano per la prima volta scorrendo il contratto di noleggio. Altri la sentono nominare dal broker con naturalezza, senza soffermarsi troppo. Poi, all’improvviso, quella sigla diventa concreta. E le domande iniziano: è un costo nascosto? È un extra? Quanto incide davvero sul budget della settimana?

Cos’è davvero l’Advance Provisioning Allowance

A.P.A. significa Advance Provisioning Allowance, ovvero accantonamento anticipato per le spese operative della barca durante il charter. Non è un supplemento arbitrario né una sorpresa dell’ultimo momento. È un fondo di gestione.

Nei charter yacht professionali, soprattutto nel segmento medio-alto e alto, l’A.P.A. viene generalmente calcolata tra il venti e il trenta per cento del prezzo di noleggio. Questo significa che, su uno yacht da 20.000 euro a settimana, il fondo spese potrà attestarsi indicativamente tra 4.000 e 6.000 euro. Tuttavia, in presenza di itinerari impegnativi o richieste particolari, la percentuale può risultare più elevata, mentre su un’imbarcazione da 80.000 euro a settimana, l’importo potrà variare indicativamente tra 16.000 e 24.000 euro.

È una cifra importante, certo. Ma non rappresenta un aumento del prezzo della vacanza: è il budget destinato a coprire carburante, porti, cambusa e servizi variabili della settimana.

Perché non può essere un importo fisso

Il punto centrale è questo: le spese operative sono variabili.

Il carburante, per esempio, non dipende soltanto dalle miglia percorse. Incidono la velocità di navigazione, le condizioni meteo-marine, l’uso dei generatori, il peso a bordo e le richieste degli ospiti. Un superyacht non è un’automobile su un percorso lineare, ma una struttura tecnica complessa che reagisce al mare e alle decisioni prese giorno per giorno.

Anche i costi portuali possono cambiare sensibilmente. Una prenotazione in alta stagione in località molto richieste può avere un costo elevato, e in alcune zone – come la Sardegna – modificare l’itinerario all’ultimo momento può significare perdere la prenotazione già pagata.

La cambusa segue la stessa logica: gusti personali, livello di servizio desiderato, richieste particolari influenzano direttamente la spesa finale. È per questo che l’A.P.A. non può essere stabilita con precisione assoluta mesi prima della partenza.

Quando si versa e chi la gestisce

È fondamentale sapere che l’A.P.A. non copre il canone di noleggio, né l’IVA o il compenso dell’equipaggio, ma esclusivamente le spese variabili legate all’effettivo utilizzo dell’imbarcazione: carburante, cambusa, ormeggi, porti, eventuali richieste extra. L’A.P.A. viene versata prima dell’imbarco, di solito insieme al saldo del charter.

Il fondo viene gestito dal comandante, che tiene traccia delle spese sostenute durante la settimana. Tutto viene annotato e rendicontato. "Se vi è un saldo positivo, la parte non utilizzata viene restituita al cliente. Se invece le spese superano l’importo iniziale, può essere richiesto un reintegro, che generalmente avviene durante il charter, sempre con comunicazione preventiva" come sostiene Armando Macrì, presidente di Super Captains Team, nuova associazione sindacale che rappresenta gli interessi dei comandanti di yacht.

La trasparenza, nei charter professionali, è parte integrante della gestione.

In quali casi l’A.P.A. non esiste

È importante chiarire un aspetto spesso frainteso: l’A.P.A. non è presente in tutte le formule di noleggio.

Nei charter bareboat tradizionali o nelle barche a vela di fascia più accessibile, generalmente non è prevista, anche se alcune formule di fascia alta possono richiedere un fondo spese separato. È tipica del charter yacht professionale con equipaggio, dove la gestione operativa è più complessa e il livello di servizio più elevato.

Confondere queste realtà è uno degli errori più comuni.

A.P.A. ed extra obbligatori: non sono la stessa cosa

Un altro equivoco frequente riguarda la differenza tra A.P.A. ed extra obbligatori.

Le pulizie finali o il charter pack, per esempio, sono costi fissi previsti dal contratto. L’A.P.A., invece, è un fondo dinamico che copre spese legate all’uso reale della barca. Non è una voce aggiuntiva da sommare al prezzo, ma uno strumento di gestione.

Anche le mance all’equipaggio meritano una precisazione. Non sempre sono incluse nell’A.P.A. e spesso rappresentano una consuetudine, non un obbligo contrattuale. In molti casi vengono gestite separatamente.

Il ruolo dei contratti professionali

Nei charter internazionali regolati da contratti professionali, come quelli di standard MYBA, le regole sull’A.P.A. sono chiaramente definite. Il cliente sa cosa sta versando, cosa copre e come viene rendicontato.

Quando la comunicazione è chiara fin dall’inizio, l’A.P.A. smette di essere un’incognita e diventa ciò che realmente è: uno strumento che consente alla vacanza di adattarsi alle scelte degli ospiti.

Flessibilità, non sorpresa

In fondo, queste tre lettere raccontano una verità semplice. Il mare non è un ambiente standardizzato e il charter non è un pacchetto rigido. È un’esperienza su misura, e le esperienze su misura richiedono margini di flessibilità.

Capire l’A.P.A. prima di partire significa navigare con maggiore consapevolezza. E nel mondo del charter nautico, la consapevolezza è la prima forma di serenità.

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Immagine realizzata con AI.

 

 

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