Tempeste in mare, il modo migliore
per descriverle è dipingerle

Chi va per mare, chi lo conosce bene, chi lo ama e lo rispetta, prova emozioni del tutto particolari, che pochi altri riescono a comprendere e condividere pienamente. Chi poi è capace di trasmettere tutte queste sensazioni in uno scritto o in un’immagine, sa ottenere risultati davvero eccezionali, di forte carica emotiva. Ecco perché i grandi scrittori e pittori di mare sanno creare capolavori unici, con quegli elementi in più, capaci di lasciare stupiti e ammirati anche persone apparentemente fredde e impassibili. Uno di questi artisti, uno dei più bravi e ancor oggi molto amati è Bonaventura Peeters, esponente di spicco dell’arte belga del XVII secolo. Dai pochi documenti a nostra disposizione sappiamo che fu battezzato ad Anversa il 23 luglio 1614. Ancora giovanissimo si imbarcò come marinaio e compì numerosi viaggi, durante i quali ebbe la possibilità di conoscere perfettamente ogni piccolo particolare delle navi, della navigazione e soprattutto il mare nei suoi innumerevoli aspetti: da quando è calmo e tranquillo a quando, invece, scatena tutta la sua furibonda violenza. Superati i diciotto anni Bonaventura cominciò ad avvertire i primi problemi di salute
e fu costretto a lasciare il suo lavoro come marinaio: era un giovane attento e curioso, pieno di buona volontà e non si lasciò demoralizzare. Con i soldi faticosamente risparmiati prese lezioni di pittura e nel 1634, all’età di vent’anni, venne ammesso nella Gilda di San Luca, la corporazione professionale dei pittori. Non solo, ma diede lezioni di pittura ai propri fratelli, Gillis (1612-1653), Catharina (1615-1676) e Jan (1624-1677), che grazie al suo esempio e ai suoi consigli diventarono in poco tempo validi artisti.

Si specializzò presto in vedute marine

A partire dal 1638 Bonaventura ricevette numerosi incarichi pubblici, come ad esempio Le Siège de Calloo, dipinto con il fratello Gillis nel 1639 per la municipalità di Anversa. Nello stesso tempo il crescente benessere delle classi mercantili olandesi e fiamminghe aveva causato una forte richiesta di dipinti di piccole e medie dimensioni da appendere alle pareti delle abitazioni o negli uffici di rappresentanza, non più a soggetto storico, religioso o mitologico, ma raffiguranti scene ed episodi della vita quotidiana, vedute urbane, paesaggi e, soprattutto, marine. Forte della sua esperienza diretta in mare Bonaventura si specializzò in quest’ultimo genere diventando ben presto uno dei più ricercati, non solo per la meticolosa precisione nei dettagli, ma anche per la sua capacità nel creare immagini di forte e intensa drammaticità. Le sue tempeste e le sue scene di naufragio divennero presto celebri e furono prontamente studiate e imitate da molti altri pittori in Belgio e in Olanda. Già i critici del tempo elogiarono il suo spiccato senso della luce e dei colori, il trattamento delicato e convincente con cui sapeva rendere le onde del mare, calmo o agitato. Nelle sue prime opere egli seguì fedelmente i caratteri del realismo olandese della fine del Cinquecento e del naturalismo di Jan Porcellis (1583-1632), Andries van Eertvelt (1590-1652) e Simon Jacobaz de Vlieger (1600-1653), quest’ultimo allievo e continuatore di Willem van de Velde.

Fu influenzato dal realismo olandese e dai maestri italiani

Negli ultimi anni della sua carriera, però, egli adottò alcune soluzioni stilistiche innovative, come l’uso di forti chiaroscuri nella definizione del cielo coperto di nubi o la spiccata caratterizzazione del paesaggio costiero, con rocce dalle forme contorte e spigolose. Un fatto che dimostra la sua conoscenza della pittura italiana di quei decenni. Non esiste una documentazione precisa che attesti un suo viaggio in Italia ed è quindi probabile che abbia potuto studiare l’arte italiana attraverso le numerose incisioni, allora assai diffuse. Lo stesso Bonaventura Peeters era un ottimo incisore e realizzò varie serie di acqueforti, alcune delle quali a soggetto militare. Un’altra sua passione fu quella della poesia satirica, che rivela la vastità e la profondità dei suoi interessi. Nelle sue composizioni scritte egli affrontò spesso temi di attualità, esprimendo le sue opinioni in maniera diretta ed esplicita.

Morì a 38 anni, ma la sua opera fu continuata dai suoi tre nipoti

Una di queste attirò su di lui l’ostilità dei Gesuiti e forse per questo motivo, o forse per il suo cagionevole stato di salute, dopo il 1640 si ritirò nel piccolo villaggio di Hoboken, a pochi chilometri da Anversa. Qui continuò a dipingere in compagnia della sorella Catharina fino alla morte, che lo colse il 25 luglio 1652 a soli 38 anni. La sua eredità fu raccolta dai tre nipoti, figli di Gillis: Willem, Gillis II (1645-1678) e Bonaventura II il Giovane (1648-1702), che continuarono a lavorare con successo, ripetendo i temi e lo stile dello zio, fino alla fine del secolo. Gli studi più recenti hanno in gran parte risolto i non facili problemi di attribuzione all’interno della famiglia Peeters e hanno suddiviso i quadri di Bonaventura in due gruppi distinti. Da una parte, nei dipinti che raffigurano i porti e le coste dei dintorni di Anversa, Bonaventura privilegia l’accuratezza topografica, probabilmente per accontentare i mercanti suoi clienti che conoscevano molto bene quei luoghi e non gli avrebbero certo perdonato il minimo errore. Quando invece raffigura luoghi molto più lontani, come ad esempio le coste della Turchia o del Brasile o le scene di tempesta e naufragio, si concede non poche licenze poetiche, dando maggior spazio alla sua fantasia creatrice. Le opere di Bonaventura Peeters sono attualmente conservate nelle maggiori raccolte pubbliche e private del mondo.

Una sua tela è stata venduta per una cifra vicina ai 100mila euro

Non avendo avuto una vasta produzione esse compaiono sul mercato antiquario solo in poche occasioni: nel 2009, nelle vendite all’asta internazionali, sono stati offerti solo quattro dipinti, in Israele, Germania e Portogallo e altrettanti nei primi sette mesi del 2010, in Germania, Portogallo, Austria e Paesi Bassi. Le cifre più alte sono state registrate negli anni Novanta: il record è stato raggiunto il 3 dicembre 1997 da Sotheby’s a Londra, quando l’olio su tavola raffigurante The Lifekenshoek on the River Schelde near Antwerp or saint Anneke è stato pagato 98.796 euro. Altre cifre ragguardevoli sono state raggiunte da A naval action between Dutch shipping and barbary corsair (90.097 euro da Christie’s a Londra il 9 dicembre 1994), Vue d’un embarcadère animé de personnage et de bateaux (80.798 euro da Audap-Picard.Solanet a Parigi il 13 giugno 1997) e Estuary with Loggers at a Northern Trading Post (74.746 euro da Christie’s a New York il 23 gennaio 2004).

Testo di Gabriele Crepaldi pubblicato sul numero 62 di Arte Navale. Su gentile concessione della rivista Arte Navale. È fatto divieto per chiunque di riprodurre da mareonline.it qualsiasi immagine se non previa autorizzazione direttamente espressa dall’autore delle immagini al quale spettano tutte le facoltà accordate dalla legge sul diritto d’autore, quali i diritti di utilizzazione economica e quelli morali.

pubblicato il 2 Gennaio 2024 da | in Quadri | tag: Gabriele Crepaldi, Gilda di San Luca, Le Siège de Calloo, rivista Arte Navale, The Lifekenshoek on the River Schelde near Antwerp or saint Anneke | commenti: 0

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