Il mare come non lo avete mai visto

Michelangelo, il transatlantico  sfuggito all'apocalisse in Atlantico

Un’onda apocalittica, mostruosa, assassina. Il colpo vibrato alla Michelangelo dall’Atlantico in tempesta fu descritto via radio ai cronisti di mezzo mondo coi termini più drammatici, ma nessuno riuscì a farsi un’idea realmente adeguata della sua violenza fino a quando la nave giunse a New York, al termine di quella sfortunata traversata della settimana di Pasqua del 1966. Era passata da poco l’alba del 16 aprile, il profilo del ponte da Verrazzano e la statua della Libertà affioravano e sparivano tra sbuffi di foschia, quando la Michelangelo, bandiera a mezz’asta e un telo di fortuna a coprire la ferita sotto al ponte di comando, apparve ai reporter che le erano andati incontro sui guardacoste. 

Selle per barca a vela, Amsterdam presenta  quelle riservate alle "purosangue del mare"

Dice un antico proverbio che a un buon cavallo non manca la sella. Ma un'ottima sella non può mancare neppure alle migliori imbarcazioni a vela. Parola di Roberto Spadavecchia, imprenditore al timone della Navaltecnosud di Bari, marchio di fabbrica dell'accessoristica nautica che da tempo ormai non ha bisogno di presentazioni. E che per dimostrarlo una volta di più, ha realizzato, con l'aiuto dei suoi più stretti collaboratori,

pubblicato il 13 Novembre 2025 da | in | commenti: 0
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L'incredibile faro di Bell Rock, una delle  sette meraviglie del mondo moderno

Dalle livide acque del Mare del Nord, al largo delle coste di Abroath, nella contea scozzese di Angus, si erge una delle cosiddette Sette meraviglie del mondo industriale: il faro di Bell Rock. Costruito tra il 1807 e il 1810, la sua storia ha i toni dell’epopea. In questo tratto di mare, a circa 18 chilometri dalla terraferma, uno scoglio a pelo dell’acqua ha minacciato per secoli le navi dirette verso l’insenatura di Edimburgo, il Firth of Forth. Un luogo sinistro, subdolo, sempre pronto a reclamare le vite di innumerevoli marinai; le rocce, affilate come denti di sega, affiorano in superficie solo per poche ore durante la bassa marea, per poi celarsi in famelica attesa.

pubblicato il 10 Novembre 2025 da | in | tag: Bell Rock, Bishop Rock, faro di Eddystone, faro di Skerryvore, Firth of Forth, HMS York, John Rennie, Robert Stevenson | commenti: 3
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Navi di pietra, le tombe dei vichinghi  che navigavano verso l'altro mondo

Quasi un millennio dopo l’ultima eco delle grandi scorrerie dei temibili guerrieri vichinghi, molte delle loro agili e rapidissime navi, i leggendari dragar, giacciono ancora lungo le coste del Kattegat e del Mar Baltico. Silenti, coperte da cuscini di muschi e licheni, pietrificate, come se un terribile sortilegio evocato in qualche antica saga si fosse abbattuto sulle loro snelle fiancate. Spesso sono immerse nel verde dei pascoli, in qualche caso nelle foreste, come sull’isola di Gotland, dove i grandi pini offrono un po’ d’ombra alla leggendaria tomba dell’eroe Tjelvar. Questi immani vascelli non furono costruiti per solcare le onde, ma per custodire le spoglie di sovrani e guerrieri, ricordando alle generazioni future i capostipiti di stirpi dedite alla pesca, al commercio e alla guerra, ma sopra ogni altra cosa formidabili navigatori. La gente le chiama skibssætninger, oppure skeppssättningar, a seconda se ci si trova in Danimarca o in Svezia; nella nostra lingua sono dette navi di pietra e,

Barca condivisa, Smart Boat Owner divide  i costi e moltiplica il piacere di navigare

C’era una volta la “casa in multiproprietà”, la casa vacanze, molto spesso al mare, da acquistare ma solo per una “quota”, da abitare per poche settimane l’anno per lasciarla poi agli altri “comproprietari”. C'era, perché oggi c'è molto meno, perché quel fenomeno è decisamente tramontato. Per tornare a sorgere, e con la prospettiva addirittura di splendere, invece in un altro settore: nel mondo nautico dove proprietà condivisa e boat sharing (soluzione che, a differenza della prima, non prevede alcuna proprietà ma solo il diritto di utilizzo, versando una quota annuale fissa che offre l'accesso all'imbarcazione cancellando spese impreviste per manutenzioni, riparazioni, ormeggi e assicurazioni) stanno “emergendo” sempre più sulla scia di quanto successo in molti Paesi, primi fra tutti Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda. Come conferma Dario Zana, un passato (lungo oltre 30 anni) nel settore del charter nautico e un presente - oltre che un futuro- proprio nel boat sharing, con la “profondissima” convinzione che sia questa la rotta giusta. Come sottoscrive Maria Grazia Zuliani, sua socia che non ha avuto la benché minima esitazione nel seguirlo in questa"virata professionale".

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Relitti di giganti del mare insabbiati,  qui potete avvistare i loro scheletri

C'è un mare di argomenti fra i quali uno studente dell'Accademia di Belle Arti può scegliere per scrivere la propria tesi di laurea. Simona Gavioli, studentessa bolognese, ha scelto i relitti dopo essere stata colpita da una frase letta in un libro di Alberto Cavanna: “I viaggi terminano, gli uomini muoiono, le storie vengono dimenticate e le navi, pure quelle, in un modo o nell’altro se ne vanno. Così alla fine restano solamente i relitti”. E così, emozionata come avviene il giorno della discussione,  si è presentata al proprio relatore con la tesi rilegata e in copertina il titolo: Il relitto dentro di noi. Mai titolo fu più azzeccato. I relitti sono rimasti dentro di lei al punto da spingerla, col passare degli anni, a viaggiare, "armata" di macchina fotografica, in ogni angolo del mondo alla ricerca dei luoghi dove giacciono abbandonati gli scafi di navi, grandi e piccole, che hanno fatto naufragio. 

pubblicato il 6 Novembre 2025 da | in | tag: Alberto Cavanna, relitti, Simona Gavioli | commenti: 0
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Modellini di barche in scatola, c'è chi  li costruisce e chi li fa diventare capolavori

I primi esemplari conosciuti di navi in miniatura sono quelli ritrovati nelle antiche tombe delle popolazioni del Medio Oriente. Si ritiene che fossero delle offerte sacre, come per i modelli cretesi, oppure che servissero al defunto nel suo viaggio verso il mondo dei morti, come per quelli dell’antico Egitto. La costruzione di modelli navali propriamente detti, risale invece agli inizi del XV secolo. In principio furono vecchi marinai che, sulla scorta dei loro ricordi o per pura passione, realizzarono i primi esemplari. Questi modelli, anche se frutto del massimo impegno e di tanta abilità, possedevano tuttavia delle parti o dei singoli pezzi non perfettamente in scala con l’originale.

Tempeste e uragani, per quale motivo  hanno quasi sempre nomi femminili?

Qualcuno si è mai chiesto da dove arrivano i nomi dei fenomeni atmosferici? Perché malediciamo i vari Minosse, Scipione o Caligola quando il caldo afoso d'estate fa boccheggiare tutta l'area mediterranea, oppure ci rattristiamo sentendo nominare Katrina o Sandy, due degli uragani più violenti del recente passato? Se per quanto riguarda le ondate di calore la tradizione è abbastanza recente, i battezzatori delle tempeste oceaniche hanno una lunga tradizione. Il primo metodo utilizzato fu quello di scegliere il nome del santo

Scheletri di navi naufragate, quelli alle Scilly Islands creano panorami da brividi

Chi si appresta a partire dal piccolo porto di Penzance, in Cornovaglia, per le Scilly Islands, non può non essere preoccupato. Le condizioni del mare sono fra le più difficili dell'intero pianeta al punto che, sotto il cartello dell'orario delle partenze era possibile leggere la scritta weather permitting. Il viaggio dura quasi tre ore, ma i rischi di affrontare onde simili alle montagne russe sono altissimi al punto che l'ingresso nel porto diventa un vero e proprio evento. Le Scilly sono 140 isole e rappresentano il punto più estremo a ovest dell’Inghilterra. Di queste isole, solo cinque sono abitate. È da queste che sono partiti,

pubblicato il 28 Ottobre 2025 da | in | tag: chiatta Glenbervie, Cornovaglia, Coverack, famiglia Gibson, nave Shiller, Sir Clowdesey Shovell, St Mary | commenti: 0
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Boranautica, trovare ricambi e accessori  introvabili per molti è la nostra missione

Nel mare di clienti che, navigando in Internet, sono “approdati” nel loro sito figura addirittura il proprietario di uno yacht che per acquistare un sistema di desalinizzazione per la propria imbarcazione non ha esitato a navigare – anche se solo via computer – dall'Australia fino all'Italia. Per l'esattezza fino ad Agrigento dove ha sede Boranautica, il miglior “compagno di navigazione che un appassionato di mare possa avere”, come “si presenta” sul proprio sito il rivenditore di  ricambi e accessori nautici

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L'acquario coi pesci che nuotano  fra oro e diamanti... si porta al dito

Davanti a un acquario si può stare delle ore assorti in fantasticherie. Lo diceva Konrad Lorenz, il padre della moderna etologia, ovvero, come lui stessa l'ha definita, la "ricerca comparata sul comportamento". E Konrad Lorenz oggi probabilmente riuscirebbe a comprendere alla perfezione il comportamento di migliaia di donne assorte per ore a fantasticare davanti a un acquario particolarissimo, visto che si porta al dito. L'incredibile acquario, chiamato 12 reef, è infatti un anello, realizzato in quarzo naturale, oro bianco a 18 carati,  diamanti taglio a brillante da 1,01 carati, in cui nuota un  pesce palla in resina dentale circondato da un  rametto di corallo e da cristalli di dioptasio  che simulano in verde le alghe.

pubblicato il 22 Ottobre 2025 da | in | tag: anello acquario, Giampaolo Giardina, Konrad Lorenz | commenti: 3
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Barcolana57,  la sfida per difendere l'Adriatico  incorona l'equipaggio del team Scirocco

Cinque squadre, ognuna con il nome di un vento che soffia sul mare Adriatico, pronte a sfidarsi all’Urban center di Trieste, nell’ambito del programma di Barcolana57, con l'obiettivo di sviluppare soluzioni utili all’Adriatico del futuro e per l’innovazione nella Blue Economy. Una sfida durissima, durata 30 ore che ha visto impegnati 30 giovani ideatori di start up-ad alto contenuto tecnologico, in rappresentanza di tredici spin-off universitari, chiamati a trasformare “in soluzioni scalabili utili a rendere più resiliente e competitivo il mare Adriatico di fronte alle sfide economiche, sociali, ambientali e climatiche” i risultati scientifici di tre anni di ricerca iNEST, sigla che sta per Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem,

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