Trentamila imbarcazioni da diporto “sparite” dai marina italiani e dirottate verso porti turistici di altri Paesi, oppure addirittura mai messe in acqua, tenute all’asciutto di un capannone per evitare le spese di gestione; 200 milioni di euro scomparsi dai bilanci dei servizi offerti in banchina ai navigatori; altri 400 milioni di euro svaniti nel nulla per quanto riguarda la spesa sul territorio, ovvero l’indotto rappresentato dallo shopping che gli armatori fanno una volta raggiunta in barca la costa, pranzando e cenando nei ristoranti, visitando le città e i suoi negozi, i suoi musei, i monumenti e i siti archeologici. Senza dimenticare i 20mila posti di lavoro spazzati via… Neppure uno tsunami di proporzioni bibliche probabilmente avrebbe potuto causare il disastro che sono riuscite a provocare le ultime manovre varate dal Governo in materia di nautica da diporto, prima con le nuove tasse sullo stazionamento previste dal decreto Salvaitalia e poi con la “caccia senza quartiere” ai presunti armatori – evasori, con i controlli a tappeto sui proprietari delle imbarcazioni. Manovre che hanno letteralmente svuotato i porti turistici del Belpaese per la cui economia, già in profondo rosso, il turismo nautico avrebbe potuto invece rappresentare una vitale boccata d’ossigeno.
In Croazia, Francia, Spagna, a Malta i posti barca e il carburante costano molto meno
“Il turismo nautico, per l’Italia rappresenta una voce importantissima nel bilancio. Una voce che invece è stata incredibilmente cancellata varando decisioni di cui il nostro Paese pagherà pesantissime conseguenze ancora per molto tempo visto che ai Paesi concorrenti, Croazia, Francia, Spagna ma anche Malta, non è parso vero di veder approdare migliaia di armatori in fuga dall’Italia. Proprietari di barche ai quali far sottoscrivere contratti vantaggiosissimi ma soprattutto a lungo termine, così da fidelizzarli, da tenerli “ancorati” per i prossimi due, tre, quattro anni”, afferma Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas, associazione italiana porti turistici aderente a Ucina Confindustria nautica e a Federturismo.
Roberto Perocchio: “È assurdo, proprietario di barca è diventato sinonimo di evasore fiscale”
Stiamo parlando di 30 mila diportisti italiani che sono stati trattati come se fossero tutti degli evasori fiscali, quando in reasltà non lo sono affatto, quando in realtà rappresentano solo degli ottimi clienti che portano denaro, aiutano a creare posti di lavoro lungo le nostre coste….
Alcuni yacht sono stati “visitati” durante la stessa vacanza da Guardia di finanza, Polizia, Corpo forestale…
Gente che dopo aver ormeggiato in Sardegna piuttosto che in Campania o in Sicilia, in Liguria o in Veneto, ed essere stata controllata, addirittura interrogata, anche più volte durante la stessa vacanza da uomini della Guardia di finanza, da carabinieri, da poliziotti e perfino da agenti del Corpo forestale, nemmeno fossero dei pericolosi latitanti, si è stancata e ha portato le proprie barche all’estero.
Diversi armatori per “sfuggire” al fisco hanno lasciato la barca all’asciutto, nascosta in un capannone
Oppure le ha lasciate a terra, per una sorta di repulsione dell’uso della barca dovuto probabilmente a un mix fra le oggettive difficoltà economiche e l’ondata terrificante di controlli, evitando di metterle in acqua dove è assai più facile incappare nell’ennesimo controllo.Tutto questo”, denuncia sempre il numero uno di Assomarinas, “ha avuto una sola conseguenza: un drastico calo dei contratti di ormeggio, dei servizi di assistenza tecnica e di vendita accessori, dell’indotto. Come se in mare si fosse aperta una voragine capace di inghiottire 600 milioni di euro….
Chi passa le vacanze in barca è stato discriminato. Eppure spesso la vela costa meno di un hotel…
Applicando un teorema folle, secondo il quale il proprietario d’imbarcazione è diventato sinonimo di evasore fiscale, ma anche un’assurda discriminazione fra vacanze in barca e vacanza alberghiera. Ma al Governo lo sanno che una vacanza in barca a vela può costare molto meno di una vacanza in hotel?”. E a chi gli fa notare che il governo, dopo aver introdotto un’imposta sullo stazionamento, ha comunque cercato di correre ai ripari, trasformandola in un’imposta sul possesso, sperando così di arginare la fuga dai nostri porti, Roberto Perocchio risponde che “ormai il danno era stato fatto. Migliaia di diportisti avevano ormai timonato le loro imbarcazioni in Francia, in Croazia e Dalmazia, in Turchia e in Tunisia, a Malta e difficilmente molti di loro torneranno presto visto che quei Paesi hanno colto la palla al balzo facendo sottoscrivere contratti convenientissimi ma anche di durata biennale, triennale o anche più lunga….
Far rientrare i diportisti non sarà facile, spesso hanno firmato all’estero contratti pluriennali
Questo è un danno che si prolungherà nel tempo anche perché il diportista, grazie ai voli low cost, raggiunge i marina stranieri rapidamente e a bassissimo costo. E perché oltre frontiera il costo del carburante è nettamente inferiore. Basta percorrere poche miglia dalla Sardegna alla Corsica per pagarlo un euro e 45 al litro anzichè un euro e 85, e 40 centesimi al litro fanno la differenza quando il pieno è di due o tremila litri! Il diportista è un cliente abitudinario e una volta che trova servizi di qualità e convenienza difficilmente cambia “rotta”. Probabilmente”, prosegue Roberto Perocchio, il Governo pensava di applicare un’imposta mordi e fuggi, senza calcolare che un bene mobile si sposta a seconda della convenienza, senza riuscire a capire che avrebbe causato un danno a lunga gittata. Chi oggi si è abituato a fare il pieno a costi nettamente inferiori perchè dovrebbe tornare a rifornirsi in Italia? Difatti le vendite dei carburanti per imbarcazioni si sono letteralmente dimezzate e recuperare quel 50 per cento dei pieni sarà difficile se non impossibile, così come non sarà facile recuperare quanto perso nella spesa turistica, nella ristorazione, nel divertimento…”.
Da anni l’Ucina chiede un registro elettronico delle imbarcazioni, come avviene per le auto…
Centinaia di milioni di euro che in un periodo di difficoltà come questo potrebbero davvero tenere a galla un settore come quello nautico già colpito dalla crisi della cantieristica, senza rinunciare a colpire gli evasori, ma creando strumenti veri per scoprirli e non “sparando nel mucchio” con campagne propagandistiche”, afferma sempre Roberto Perocchio che invita il Governo a rinunciare a questa “folle “caccia alle streghe” e a fare invece ciò che l’Ucina ha chiesto da tempo: realizzare un registro elettronico nazionale delle imbarcazioni da diporto evitando che la registrazione si trovi, come accade oggi, presso i registri delle singole Capitanerie di porto. Per le auto non esiste un pubblico registro automobilistico? Per le case non esiste un catasto?
La vera spending review? Risparmiare milioni di euro semplicemente coordinando i controlli
Registriamo anche tutte le imbarcazioni, così sarà tutto trasparente e un armatore che sbarca in Sardegna non si troverà lo yacht invaso da finanza, carabinieri, polizia come fosse un delinquente… Questo è un Paese strano: non è capace di organizzare le cose per bene e poi le conseguenze di questa incapacità le fa pagare a chi non c’entra niente. E sì che abbiamo un’anagrafe elettronica tra le più potenti del mondo gestita da Sogei, diretta emanazione del ministero delle Finanze, e creare il nuovo registro non dovrebbe essere difficile… Senza contare che, in tema di spending review, organizzare le cose ed evitare che finanza e polizia debbano perdere un sacco di tempo a fare le ricerche nelle singole capitanerie di porto, o che diversi organi investigativi facciano controlli sulle stesse imbarcazioni rappresenterebbe un vero risparmio. Avere un “catasto” delle imbarcazioni consentirebbe perfino di tagliare l’enorme costo di mezzi nautici dei vari corpi ispettivi che percorrono il mare alla ricerca di presunti evasori fiscali. Questo vorrebbe dire davvero spending review… Non attuare controlli plateali, come avviene per gli scontrini nei bar di Cortina d’Ampezzo o nei locali della movida milanese, senza avere una vera gestione del fenomeno, senza un coordinamento di Guardia di finanza, carabinieri, perfino polizia provinciale…”
La cosa più assurda? Progettare e costruire 60mila posti di barca e far fuggire gli armatori all’estero…
Un mare di scelte inspiegabili, da cui emerge un’incredibile contraddizione: mentre l’Italia da una parte fa “fuggire” i diportisti, dall’altra incrementa notevolmente i progetti per la realizzazione di nuovi marina… “Sembra davvero che la mano destra non sappia quello che fa la sinistra”, conclude il presidente di Assomarinas, “dal 2007 a oggi sono stati realizzati 12mila nuovi posti barca e quelli in corso di costruzione sono 18mila. Ai quali vanno aggiunti altri 30mila possibili posti barca, per i quali esistono già dei progetti, destinati spesso a recuperare aree industriali dismesse, quindi facendo un’importante opera di tutela ambientale. E questa contraddizione appare ancora più pazzesca se si pensa all’enorme sforzo burocratico fatto per realizzare questi progetti, con mesi, anni di attese. Se dovessero restare lettera morta, come rischia seriamente di accadere per molti di questi progetti, sarebbe l’ennesimo durissimo colpo per un settore, quello della nautica, che per decenni ha trainato l’economia del Paese, e ora rischia di fare naufragio. Colpito e affondato, come si dice giocando a battaglia navale, da scelte incomprensibili.
La nautica vale il 10 per cento del Pil, ma stiamo facendo di tutto per affondarla…
L’augurio è che il Governo attui immediatamente un nuovo “armistizio” col settore della nautica, una voce fondamentale per la nostra industria del turismo, che vale il 10 per cento del Prodotto interno lordo, lanciando importanti segnali di promozione turistica anche da parte dell’Enit, rivolti al pubblico italiano e soprattutto estero. Dopo aver fatto fuggire migliaia di italiani dobbiamo attrarre migliaia di stranieri. Solo così potremo davvero bilanciare le difficoltà del reparto manifatturiero, in perdita dell’8 per cento, e ridare slancio al Paese. Promuovendo il turismo nautico invece di fare di tutto per affondarlo…..”
Testo realizzato da Pietro Barachetti / Baskerville Comunicazione & Immagine per mareonline.it















Bravo, bellissima e veritiera realtà. La spending review poi la programmassero sugli stipendi dei politici e spese per tutte le forze dell’ordine, specialmente alla capitaneria di porto. Quest’ultimi sono tantissimi e impreparati ai compiti assegnati.
Lei ha in parte ha ragione, ma mi creda spesso i proprietari delle navi da diporto si nascondono dietro falsi nomi o società che fanno contratti finti di charter sempre alla stessa persona, questo per non apparire al fisco. Certo non tutti sono cosi altrimenti sarebbe molto grave. Ma una volta pizzicati e andati sulle cronache dei giornali non si sa più che fine fanno. Io penso che se tutti pagassero il giusto e non evadessero si starebbe meglio tutti.Io ho una imbarcazione a vela del 96 di mt 11,98 e pago con la nuova tassa €.200 all’anno, non mi sembra eccessiva se penso che per ormeggiare a Porto Cervo , Capri, Ponza ecc si paga molto di più per una sola notte, questi si che sono rapine autorizzate, non crede? Si è mai chiesto quanto guadagnano sfruttando aree concesse dal demanio che dovrebbe appartenere a tutti?
Riguardo il fatto che alcuni di questi “signori” si siano rifugiati all’estero è ancora più grave evidentemente hanno da nascondere misfatti al fisco italiano mi creda, questi se hanno l’immatricolazione in Italia, se è estera non rientra e mi creda, la immatricolano all’estero diversamente, come sa devono sempre pagare anche se vanno in capo al mondo.Ma purtroppo per il cittadino onesto questi signori, trovano sempre il modo di non pagare. Mi scusi, comprendo bene il suo lavoro e so che è cosa comporta tutto questo ma la colpa non è la sua ma di chi evade e si nasconde. Cordiali saluti.
Condivido appieno la sua pregevolissima opinione/osservazione.Il signore che parla rappresenta gli interessi delle Holding degli approdi che pagando cifre ridicole al Demanio chiedono poi ai proprietari della barche cifre spaventose per l’ormeggio e dubito, vista la complicità evasiva tra fornitore e cliente (il primo al fine di occultare i ricavi il secondo per nascondere la sua capacità di spesa/contributiva) che tra i ricavi compaiono tutte le somme incassate!
Non ne posso più di sentire castronate populiste di questo tipo: la gente porta via le barche (quand’anche immatricolate qui) PERCHE NON NE PUO PIU DI SUBIRE QUESTA GROTTESCA CACCIA ALLE STREGHE suggerita dagli strateghi della demagogia montiana. La gente se ne va perchè ne ha piene le palle di esser fermata due volte al giorno, perseguitata dai controlli in banchina e ultimamente ADDIRITTURA IN REGATAA! E se fa società all’estero per possedere imbarcazioni ne ha tutte le sacrosante ragioni! È legale e se altri Stati offrono migliori condizioni fiscali migliori, infrastrutture per navigare, migliore condizione del patrimonio naturalistico (marino), non vedo per quale motivo rimanere qui a farsi prendere per i fondelli da un sistema che è divenuto paranoico…
Mi dispiace per lei ma trovo che il personale delle Capitanerie di porto sia molto preparato. Purtroppo dovrebbe avere più mezzi.
Che il personale della Guardia costiera sia preparato mi fa davvero sorridere. Ma lei che ne sa? Sa quanto si addestrano per caso? Mai in tutta la vita:la stragrande maggioranza è composta da gente che la domenica la passa all Ikea e che il mare l’ha visto quando torna al paesello per le vacanze estive. È gente che normalmente non ha mai navigato… ha semplicemente assegnata una pilotina anziche un Alfa 155… Ma non scherziamo!! Ho assistito a castronate procedurali da far impallidire una casalinga! Candelieri divelti per la demente fissazione di abbordare la gente anche con onda formata, alberi e passacavi demoliti dall’idiozia di comandanti che decidevano di trainare barche in avaria a 13 nodi! Ma non scherziamo, questa è manovalanza in divisa, non certo marinai. Nei Paesi civili la Guardia costiera si addestra costantemente in condizioni anche proibitive per essere sempre all’altezza della situazione, i nostri sono addestrati solo con… la penna, non diciamo stupidaggini!!!
Egregio signor Barachetti, sono il titolare di 3 società operanti nel prezioso mercato dei megayachts con oltre 20 sub agenti sparsi sulle coste del Mediterraneo. Sono ovviamente d’accordo con lei e potrei rincarare la dose citando un esempio caldo caldo, la mancata (a oggi, 13/08/2012 vendita di 2.000.000, due milioni!!!, di litri di gasolio agevolato e non di un operatore della Sardegna. Opero in questo settore dal 1980 e ho creato un’agenzia che dà lavoro a ben 27 persone messe in regola tutto l’anno (contratto di lavoro Commercio e non turismo come dovrebbe esserlo) e sto seriamente pensando di chiudere le mie agenzie perché sicuramente non riuscirò a far fronte a imposte,contributi e tassi usurai nel 2013. Ma come é possibile sensibilizzare il Governo di questa situazione fotografata con precisione millimetrica dal suo articolo? Cordiali saluti.
Egregio dottor Perrocchio, difficilmente mi è capitato di leggere un’intervista che fotografasse così chiaramente una situazione come quella, drammatica e allo stesso tempo “demenziale” del turismo nautico. Abbiamo tutto quanto occorrerebbe per diventare il paradiso in terra della navigazione, ma stiamo “affondando” tutto, come lei ha giustamente sottolineato, per l’incapacità di chi c’è al timone del Paese. Chi, come lei, ha le idee chiare, si faccia avanti.
Salve, sono il titolare della Blu Phoenix, cantiere prettamente artigianale creato e ideato nel 1995 essendo io stesso appassionato di barche a vela. I commenti non servono a nulla sul comportamento dei nostri politicanti e non politici. Fino a che tutti gli italiani subiranno passivamente l’arroganza dei signori sopra citati, non ci saranno scappatoie. Purtroppo a pagarne le spese sono sempre i soliti che al contrario dell’etichetta affibbiata, danno milioni allo Stato sotto varie forme. Non occorre essere laureati alla Bocconi per capire che, se le aziende che pagano allo Stato fior di denaro chiudono, lo Stato non percepisce piu’ entrate. Qua è bene che fermi l’amarezza nei confronti del governo della nostra bella Italia…
Premetto che sono un operatore del settore e preciso che la mia azienda trae circa 80 per cento dei profitti (interamente fatturati!!!) proprio dalla nautica, questo però non mi impedisce di essere obiettivo: non nascondiamoci e non facciamo le vittime sacrificali, purtroppo é vero che una buona parte del settore della nautica è strettamente connesso al fenomeno dell’evasione, sia per le imbarcazioni iscritte nei registri italiani sia e soprattutto per le imbarcazioni di armatori italiani iscritte in registri navali esteri (magari in qualche paradiso fiscale). Anche la malavita fornisce migliaia di posti di lavoro e rappresenterebbe una buona fetta del Pil, questo però non significa che non la si debba combattere. Forse la lotta all’evasione da parte del nostro Governo può e deve essere ottimizzata, ma non siate ipocriti, la nautica non è una realtà sempre così limpida come la vorreste far apparire…
Condivido con lei per quanto ha scritto.
Concordo con l’analisi, perfetta, mi ha fatto rabbrividire anche se gia conosco il problema dall’interno. Aggiungo anche le verifiche fiscali ripetute a danno degli operatori del settore che negli ultimi anni si sono tramutate in vere e proprie persecuzioni,” tanto poi le discutete”. Non guadagnare, anzi perdere, e avere anche i fiscalisti da pagare per qualcosa di PRESUNTO SENZA FONDAMENTI é fantastico, quasi quasi mi commuovo…. .
Siete come dei musicisti sul Titanic che si lamentano perché hanno perso gli strumenti per colpa dell iceberg! Non vi rendete conto che e’ il vostro meraviglioso Paese che sta affondando? Certo, non solo per colpa di chi non paga le tasse. Provate pero’ a moltiplicare quella che viene stimata essere la evasione dele tasse annuale per gli ultimi 30 anni e vedete se non e’ uguale al debito pubblico che vi sta facendo fallire! Qui stiamo parlando del medico che amputa un braccio per salvare il paziente. Io comunque con il mio yacht continuero’ a ormeggiare nel Paese piu’ bello del mondo.
È proprio vero, ero titolare di un cantiere di costruzione con fatturati di tutto rispetto con 30 operai: oggi tutti disoccupati. Ho lottato con tutte le mie forze inutilmente strozzato dal Governo sordo e dalle banche.
Perchè lo Stato italiano non crea, dopo il Pra, il registro delle pratiche automobilistiche, anche un Pri, registro delle pratiche sulle imbarcazioni? Sarebbe tutto trasparente, facile…..Invece si crea (volutamente?) una situazione di caos per poi fare certe pagliacciate di controlli….
Fra le decine di migliaia di navigatori italiani ci sono centinaia, forse migliaia di avvocati e magistrati. Qualcuno di loro è così cortese da dirmi se è possibile italiani citare in tribunale lo Stato? Magari per procurata inefficienza?
Fatemi capire state chiedendo a una della categorie artefice della maggior evasione in Italia, di denunciare lo Stato perchè li sta perseguendo fiscalmente? Fantastico…
Questi “signori” della politica se ne fregano di far colare a picco migliaia di posti di lavoro fra gente che lavora nei cantieri, nei porti, nei bar e nei ristoranti, nei negozi…. perchè tanto i loro di stipendi sono sacri… Maledetti ipocriti…. Ma prima o poi arriverà una giustizia divina che punirà senza pietà questi “signori”….
Chi è senza peccato scagli la prima pietra, disse qualcuno non troppo stupido. Certamente la maggior parte degli italiani sono evasori (anche i dipendenti che evadono l’iva dell’idraulico non chiedendo la fattura o accettando lo sconto al ristorante). Però non si distrugge un settore in una manciata di mesi. L’evasione va combattuta ma non sbandierando ai 4 venti i blitz, il risultato è semplicemente spostare capitali. La propaganda nacque da Rifondazione Comunista 5-6 anni fa: “anche i ricchi piangano” era il loro manifesto raffigurante uno yacht, avevano ragione, grazie a Monti piangono i ricchi e pure il loro operai… ottimo lavoro prof, ancora due colpi così e il crollo è assicurato. 50 anni di mal governo richiedono un’adeguata cura, non un overdose. Facile attaccare nautica, tassisti e altri quattro …contano poco e fanno scalpore. Qualcuno ha toccato banche, assicurazioni? Dove hanno le sedi queste società? Comunque un Paese che fornisce incentivi per andare a creare produzione in Serbia e poi condanna l’Omsa perché creando lavoro in Serbia licenzia in Italia… è un pPaese di matti. Non c’è né capo e neppure la coda, almeno io non la vedo.
Non sono operatore del settore, ma un fruitore. Ebbene sì, sono un diportista, addirittura non evasore fiscale (non documento, ma chi crede che il problema italiano sia l’evasione semplicemente non sa di che parla, si veda la dinamica entrate/spese correnti dal 1992 poi ne riparliamo): ho quindi già subito il mio bravo interrogatorio dalla Gdf.
Fastidioso, indubbiamente, ma mai quanto essere trattato da vacca da mungere da quasi tutti gli operatori del settore, carburante sovratassato dai gestori di tutte le pompe portuali, operatori delle assistenze ufficiali delle case che coltivano i guasti invece che prevenirli, cantieri che costruiscono barche come se fossero camper (ma e’ possibile trovare sempre qualche dettaglio non inox a bordo?), gestori delle darsene interessati unicamente alla fattura d’ormeggio e alla manleva sulla responsabilità di custodia, mafiette sulla gestione dei posti barca in transito (io ho una piccola azienda, se un mio dipendente “prendesse mancette” per favorire tizio a caio lo caccerei personalmente a calci in culo, nella nautica pare invece si coltivino certe pratiche). Quindi, pur condividendo la critica all’incredibile operato del consiglio di facoltà retto da Monti, perché non si inizia anche a MIGLIORARE l’offerta dei servizi nautici? Guardate che una volta che il settore é rantolante, ci mette niente qualche straniero a soffiarcelo con una proposta un pochino più accattivante.
Rispondo a Teodosit: lei ha perfettamente ragione, la nautica è fatta da molti figli di improvvisati (almeno i padri qualcosa avevano combinato), non ci sono processi, non c’è cultura imprenditoriale, solo i grandi cantieri hanno cominciato a porsi delle questioni di qualità e processo, ma è troppo tardi. Le marine turistiche sono normalmente gestite da raccomandati della politica o, appunto, raramente manager di azienda. Dalle grandi fiere di settore al più piccolo porto è raro trovare manager; ma bisogna dire che il settore non fornisce molto profitto da anni, quindi anche un eventuale investitore straniero dubito arriverà presto, non ci sono soldi, fa più soldi un sito di poker online che una marina turistica…
Teodosit concordo perfettamente con lei. Subito dopo il claunesco operato del governo un po’ di diportisti, me compreso, si sono associati in una nuova associazione che denuncia e vuol far qualcosa proprio sulle tematiche che lei ha giustamente appuntato. Dia una occhiata al nostro sito e magari pensi ad associarsi e darci il suo contributo di idee e attività. http://www.associazione-onda.it mail: marche_abruzzo@associazione-onda.it Un saluto.
Complimenti per l’articolo, che condivido in ogni sua parte e che, purtroppo, risponde esattamente alla più stretta attualità.
Ho letto con molto interesse l’articolo e lo condivido pienamente. Sono un velista straniero che ha una barca a vela di poco superiore ai 10 metri che viene usata per le vacanze. Devo ammettere che dopo aver appreso, nel corso della primavera, delle pesanti tasse che avrebbero gravato sulla barca stazionata in Liguria, ero veramente intenzionato a portarla nella vicina Francia. Premetto che non sono contrario a versare delle tasse annuali di navigazione, ma almeno che siano proporzionate all’uso che se fa. Poi qualche cosa fortunatamente é cambiato. Francamente mi sarebbe dispiaciuto molto lasciare l’Italia e gli amici del marina. Peccato per il pasticcio che c’é stato! Ne paga il turismo nautico….
Voi credete davvero che il problema siano le tasse? A far diventare sinonimo di “ricco benestante” il diportista, anche quello della barchetta a vela di 6 metri, il proprietario del vecchio gozzo e del plasticone a motore per qualche pescata, sono stati in grandissima misura proprio gli operatori del settore nautico. Primo puntando sulle grandi barche (nel caso dei porti) e secondo con prezzi esagerati in maniera spesso scandalosa per qualsiasi prodotto e servizio. Mi è capitato non una ma cento volte di comprare qualcosa che, solo perchè “nautica” costava tre, cinque anche dieci volte dello stesso oggetto (per esempio un tubo di acciao inossidabile identica lega) comprato in qualche negozio non nautico; ovvero di pagare, in materiali e facendo da me il lavoro, un quarto della spesa richiestami per un lavoro (tipo passata di antivegetativa) per il cui prezzo si era fatto riferimento al costo dei materiali, o a quello del lavoro (fatto a nero da un lavoratore) extracomunitario. Non raccontiamoci balle. Quando c’è crisi economica, quando si guadagna poco e si paga molto, quello che saltano sono per primi i consumi superflui. Non a caso, medicine e alimenti sono l’ultima frontiera di consumo ad essere intaccata. Ma in Italia, a differenza della Francia, della Germania, dell’Olanda o dell’Inghilterra, si è deciso “furbescamente” che il settore era di lusso. Lo hanno deciso prima, molto, molto prima gli operatori del settore. E poi, molto poi, i peraltro molto poco equi professori al governo, che hanno cominciato a tassare pensionati e salariati. Patrimoniale? Scandalo! Come vorrei che fosse scandaloso tassare un pensionato.
Buongiorno possiedo una barca da 22 mt con 20 anni di anzianita’, ho 60 anni ho sempre pagato le tasse per i redditi che creavo sufficienti per potermi permettere questo…lusso.., non mi vergogno di essere un’imprenditore cerco di fare la mia parte, creo posti di lavoro e dò possibilità a chi ne ha le capacita’ e la volonta’ di crearsi un futuro e di creare benessere per se e per l’azienda. Ho letto con molto interesse il suo articolo e se mi permette faccio due piccole osservazioni: scappare dall’Italia solo perche’ si viene fermati per un controllo cosi come puo’ succedere per strada lo trovo una scusa banale, lo considero fuori luogo nei confronti di chi ha avuto la voglia e il coraggio di non scappare e nascondersi perche’ chi se ne andato forse qualcosa da nascondere c’e l’aveva davvero. Questione carburanti e ormeggi: direi che sarebbe ora di applicare una tariffa agevolata sui carburanti a chi utilizza la barca sulle nostre coste, a due condizioni: che esibisse un bel contratto stipulato con un ormeggio nazionale della durata di almeno cinque anni, cosa che salvaguarderebbe migliaia di posti di lavoro creando il vincolo dell’utilizzo sulle nostre magnifiche coste; e per gli utenti offshore applichiamo una tariffa che li vincoli a un utilizzo delle imbarcazioni sulle nostre coste, che dia possibilita’all’indotto di avere una buona rotazione di clientela che notoriamente spende.
Dunque, diciamo che se le varie marina italiane avessero tenuto dei prezzi un pò più contenuti negli ultimi anni forse molte imbarcazioni sarebbero rimaste nei porti in cui erano ormeggiate, ma si sa, in Italia, vale la regola del prendi tutto e subito… E così, ancor prima della passata di Monti, chi ha potuto risparmiare il 50 per cento del posto barca andando un pò più in là ha già provveduto… Che bello però quando passo in transito nei vari porti della Liguria vederli semivuoti….
Concordo praticamente con tutti coloro che hanno inserito i loro commenti. Per quale motivo un Paese che può avvantaggiarsi dell’enorme risorsa dei nostri mari, deve rinunciare al turismo nautico e ai diportisti, che certamente amano il nostro Paese più di molti politici che lo “governano”. Amo il mare e la nautica, tanto che ho sempre pensato in un futuro di concedermi una barca di medie dimensioni, dove trascorrere il poco tempo libero che mi guadagno, pagando esorbitanti imposte. Oggi non resta che dirottare verso altri mari certamente più amici, lasciando a malincuore le nostre splendide coste a chi non le apprezza come i naviganti, peccato….
Perchè, non è forse vero che la maggior parte dei possessori di imbarcazioni (di lusso) sono evasori? Ci vuole molto coraggio per sostenere il contrario, gli armatori onesti (a dire la verità assai pochi) sono costretti a pagare costi altissimi per chi ha fatto il furbo sino a oggi. Io sono felicissima di vedere, finalmente, una concorrenza estera che costringerà il settore della nautica italiana ad abbassare i prezzi, troppo esosi e spesso ingiustificati. Evviva la Guardia di finanza, parola di una (rara) onesta armatrice di uno sloop di 11 metri.
Condivido al 100 per cento, al punto che vi ho aggiunto vari commenti e l’ho fatto circolare sia via Tweet, sia via Facebook: bit.ly/PBYNIz Invito a fare lo stesso, aggiungendovi quanti più “mi piace” possibile: non servirà a molto, ma almeno ci dà speranze… Grazie, Pietro!
Io dico una sola cosa, ho la barca da 15 anni e pago le tasse regolarmente, quindi non ho nessun timore di controlli ecc…… Chi porta la barca all’estero o la lascia in cantiere ben nascosta è senza alcun ombra di dubbio un evasore e quindi ladro.BISOGNA FINIRLA DI VEDERE ARMATORI CON BARCHE CON ANNESSI COMANDANTI – MARINAI E DICHIARARE 10.000 EURO DI REDDITO ANNUO…
Il nostro, è un Fisco sadomaso… Congratulazioni… Dipendenti statali, ora tocca a voi. Andate a produrre!!!!!!!
Caro Valter, io sono un dipendente statale, pago le tasse in anticipo (me le tolgono sulla busta paga), lavoro le mie ore di contratto e mi sembra di produrre anche di più di quello che mi compete (vedi mancanza personale) per cui, ti prego, non fare di tutta l’erba un fascio!!!!!!. Ma scusa, tu che lavoro fai ?????????????’
Da semplice diportista e quindi fruitore dei servizi connessi e non evasore (non per scelta essendo lavoratore dipendente) la cosa più intollerabile è quella sensazione di ‘pollo da spennare’ che mi assale ogni volta che ho a che fare con un professionista del settore. Dall’ormeggiatore del porto alla ferramenta che mi vende due rivetti a peso d’oro. Non apro il discorso sulla professionalità degli operatori, ma se molti si danno al fai da te per la manutenzione qualcosa vorrà dire.
Briatore, uomo che non mi è mai stato molto simpatico, ha detto una cosa giusta: per incassare 100.000 euro lo stato italiano perderà oltre 1.500.000 euro. Come investimento è alquanto centrato. Ma da quale università sono usciti questi geni-tecnici? Persi 600 milioni e 20mila posti di lavoro…
Sono possessore di una barca a motore di 13 metri, della quale sto ancora pagando le rate. Sono sempre stato un lavoratore dipendente e quindi non ho nessun timore di eventuali controlli da parte di chicchesia. Ma quando dalla prima stesura del cosiddetto decreto salvaitalia (??) ho appreso che avrei dovuto pagare 4500 euro di tassa, ho subito portato la barca all’estero, dove ci rimarra’ anche se ora la tassa e’ di possesso, dati i costi inferiori di gestione. Quindi la barca e’ all’estero non per evadere la tasse (cosa che non posso fare per definizione) ma per i motivi che ho detto prima. Purtroppo turtti (dico e ripeto TUTTI) i proprietari di barche che conosco con lavoro indipendente hanno paura dei controlli, non pagano con carta di credito “per non lasciare tracce” o hanno la barca intestata a moglie, figlia o altro parente compiacente. Non posso dimostrare matematicamente che costoro siano evasori, ma dal loro comportamento il dubbio e’ oltremodo forte. Co cio’ non voglio avallare l’equazione barca = evasore, ma consentitemi di pensare che la maggior parte dei lavoratori non dipendenti lo siano.
Bingo!!!
Non capisco molto bene, ma forse dipende dal fatto che non sono del settore: tutto questo danno (30mila barche in fuga, persi 600 milioni e 20mila posti di lavoro) è causato dal fatto che sono stati fatti dei controlli fiscali?
Cito testulmente 1. “caccia senza quartiere” ai presunti armatori – evasori 2. controlli a tappeto sui proprietari delle imbarcazioni 3. Gente che dopo aver ormeggiato …, ed essere stata controllata, addirittura interrogata, anche più volte durante la stessa vacanza da uomini della Guardia di finanza … si è stancata e ha portato le proprie barche all’estero. E allora? Dato che la GdF ha fatto dei controlli a chi è proprietario di barche, i proprietari di barche si sono offesi e sono andati a ormeggiare all’estero? Ma succede lo stesso sulle strade? Dato che la polizia ferma le auto per controlli, gli autisti si offendono e vanno a guidare all’estero?
Ma siamo matti? Se il proprietario di barca è in regola fa vedere i documenti richiesti e tutto è finito. Se scappa ha qualcosa da nascondere, quindi bisognerebbe fare il tifo per i finanzieri, non per chi ha qualcosa da nascondere alla GdF. Ma siamo diventati matti? Se tutto quello che ruota intorno alla nautica in Italia costa uno sproposito, ed i proprietari delle imbarcazioni vanno a comperarlo dove costa meno la colpa è della GdF?
Ma siamo diventati tutti matti? Ma questo Paese deve essere sempre tenuto in piedi da lavoratori dipendenti e pensionati? Finchè si bastona loro, com’è appena successo, tutto va bene, e quando si tocca la nautica è uno scandalo? Dov’erano tutti questi offesi fuggitivi verso porti stranieri quando la Fornero ha preso le pensioni dei poveracci per risanare il buco provocato dagli evasori? erano distratti perchè stavano prendendo il sole sulla barca con la televisione spenta? Ma se al posto della nautica, come ha già fatto notare qualcuno prima di me, l’articolo parlasse della mafia tutto il ragionamento filerebbe in modo identico: si perderebbero (guardando da un angolo visuale ristretto in egual misura) molto di più sia dei 600 milioni e dei 20mila posti di lavoro. E allora? Difenderemmo i mafiosi perchè tanto ci sono dempre i lavoratori dipendenti e i pensionati che si caricano il Paese sulle spalle e pagano per tutti? Ma siamo veramente diventati tutti matti? Io non ho mai rubato e se sono oggetto di controlli, come lo sono sovente (sulle strade, al lavoro, fiscalmente), sono tranquillo. Vorrei poter pensare altrettanto di chi scappa dai controlli, ma allora vorrei sapere perchè scappa …
Sono imprenditore e diportista, come imprenditore lavoro marginalmente con i cantieri, a causa della crisi economica mondiale il volume di affari si è ristretto paurosamente e anche i nomi più blasonati sono in grandissima difficoltà, sicuramente è in parte colpa loro per non aver saputo gestire bene le aziende, ma vogliamo lasciare un settore che è una delle eccellenze italiane che da lavoro a migliaia di cittadini? Non sarebbe meglio che i governo si attivasse per aiutare concretamente il settore invece di demonizzarlo e tassarlo ? Come diportista sto cercando mari e marine dove vi sia la certezza di non essere abbordati dalle autorità per futili motivi a tutti gli orari notte compresa, non sono mai stato fermato, per fortuna, ma solo il pensiero non mi fa stare tranquillo, sono in regola al 100 per cento, lo stesso non mi piace questo clima di vessazione, e poi con tutte le leggi e regole che ci sono in Italia chi può sempre essere sicuro di essere in regola? Lo sapete che per avere la tv in una imbarcazione in leasing bisogna avere l’abbonamento aziendale alla RAI e che lo deve pagare l’utilizzatore del bene? (Costa svariate centinaia di euro). Dulcis in fundo è verissimo che la nautica in Italia è una passione cara in media i prezzi dei posti in transito sono il doppio che in Croazia… 100 contro 50 . Siamo stati gli ultimi anni in Liguria con contratti annuali, ma hanno prezzi che sono uno schiaffo al buon senso del padre di famiglia e anche se me lo posso permettere non intendo continuare a pagare 100 quello che posso avere per 25. Il prossimo anno farò la mia vacanza di crociera in Croazia con buona pace di Monti e dei porti italiani. E la prossima barca?Isole kayman for ever !
A leggere queste notizie verrebbe quasi da credere che al timone di questo Paese ci sia gente che fa di tutto per farlo affondare!
In un commento inviato il 13agosto scorso il signor Alessandro Sartore segnalava la mancata vendita di 2.000.000 di litri di gasolio agevolato e non da parte di un solo operatore della Sardegna. Il professor Monti o qualche altro dottissimo membro del suo governo ci può ragguagliare oggi, ormai a fine stagione nautica, su quanti milioni di litri di gasolio (e quanti milioni di euro) sono stati persi nella sola estate 2012 per dare la caccia a qualche armatore -evasore che sarebbe stato smascherato molto più facilmente se solo avessimo un registro delle imbarcazioni così come avviene per le auto?
600 milioni di euro persi per incassarne quanti dai presunti evasori? Un decimo? Un ventesimo? Forse anche meno… Una grande operazione, degna di veri professori!!!!!
Un Governo per recuperare qualche milione di euro di evasione fiscale provoca un buco da 600 milioni di euro (che diventerà una voragine perché gli armatori espatriati non torneranno più!!!!) Che geni!!!!! Che professoroni!!!!! Retrocedeteli a bidelli!!!!
Migliaia di proprietari di barche (solo in minima parte evasori come del resto i proprietari di case, di auto, di opere d’arte…..) significa decine, centinaia di migliaia di pranzi e cene nei ristoranti al mare, decine di migliaia di acquisti nei negozi….. Il Governo dei professori ha mai sentito parlare di indotto?
Fate il Pra delle barche, il registro delle imbarcazioni come esiste quello delle automobili, e tutto sarà risolto senza fare queste buffonate
Al Salone nautico di Genova, quest’anno nell’edizione probabilmente più triste e desolata della sua storia, con intere aree lasciate vuote dagli espositori e “mascherate” alla bell’emeglio, si parla solo di questo: dei disastri fatti dal Governo! Ci sono perfino affissi cartelloni in cui ci si domanda se un disoccupato del settore nautico è differente da altri disoccupati che lavoravano in altri settori…. Mandate un vostro giornalista a Genova a sentire cosa dicono gli addetti ai lavori del Governo Monti, e del professore in particolare (anche se, censurando le offese resterebbe ben poco da scrivere…..) Fate parlare la gente che sta sopportando le scelte assurde e inette di qualcuno che si è messo in testa di timonare un Paese senza sapere cos’èun timone….
Forse fa parte anche questo del “piano” per svendere l’Italia… Forse fra qualche mese, o anno, scopriremo che c’era un preciso accordo per far affondare l’economia italiana… Fantapolitica? Forse neanche tanto…
Questo articolo dovrebbe essere utilizzato come testo alla Bocconi per spiegare ai futuri economisti come si distrugge un’economia!
Abbiamo “regalato” milioni di euro di fatturato a Croazia, Francia, Spagna… Veramente una lezione da “professori” Ma andate al mare e stateci 13 mesi l’anno….
Ho letto il vostro articolo sulla fuga dai porti italiani pubblicato (paro paro….) un paio di giorni dopo anche da Milano post…. Non sarebbe meglio che testate diverse realizzassero articoli diversi? Altrimenti sembra una mera scopiazzatura…Oppure mareonline e Milano Post sono “associate”?
Abbiamo centinaia di deputati e senatori, migliaia di manager e consulenti del governo: posso sapere se qualcuno di questi ha avanzato qualche proposta, possibilmente intelligente e realizzabile, per rilanciare la nautica italiana? Fra pochimi mesi sarà di nuovo estate: vogliamo cominciare a pensarci adesso o preferiamo ritrovarci a giugno a piangere sulla chiusura di porti turisti, di cantieri nautici, di stazioni di rifornimenti, di società di servizi, ma anche di ristoranti e negozi in località di mare…?
Abbiamo nel mare una delle nostre più grandi risorse, il mezzo attraverso il quale nutrire un’industria del turismo potenzialmente unica al mondo (migliaia di chilometri di coste, un marespesso da sogno, un entroterra ricchissimo di arte storia, cultura, un’enogastronomia da guinness dei primati). Eppure facciamo di tutto per distruggere questa potenzialità? Siamo scemi? Siamo cialtroni (e stiamo svendendo il Paese ad altre potenze????) Cosa diavolo sta succedendo?
Leggendo questo articolo mi viene da dire: ma a chi siamo in mano? I casi sono due: o chi ha scritto l’articolo ha raccontato un mare di str….. oppure qualche centinaio di incapaci a Roma devono presentare le dimissioni immediatamente.
Alla guida del Paese c’è qualcuno che rema contro. Qualcuno che sta svendendoci alla Germania e alla Francia. Non è altrimenti spiegabile come mai l’Italia stia facendo scappare altrove decine di migliaia di proprietari di barche buttando a mare (è il caso di dirlo) centinaia di milioni di euri!!!
Ad agosto 2012 la fuga d’imbarcazioni dall’Italia era costata 600 milioni di euro e 20 mila posti di lavoro. Qualcuno adesso è in grado di aggiornare (tempo fortemente in peggio…) quei numeri?
Mi avete fornito mille ragioni per non votare Monti e i suoi professori capaci di far affondare una della realtà più importati del made in Italy!
Il governo Monti ha ucciso la nautica. Ricordiamoci quando andremo a votare!
Berlusconi o qualcun altro ha forse nel suo programma elettorale il rilancio della nautica? A me sembra che nessuno fra i politici (a mio avviso uno più mediocre dell’altro, di qualsiasi colore siano!) abbia compreso l’importanza che il turismo nautico ha per un Paese con migliaia di chilometri di coste come il nostro.
Questi colano a picco due dei settori economici più importanti dell’Italia (turismo e nautica) e poi pretendono che gli chiediamo di timonare il Paese? Sperano vadano (parlando di risultati elettorali) a fondo loro!!!!!
Sulla fuga di barche dai porti italiani tutti zitti??? I giornali ne hanno parlato ma i politici, come nulla fosse… Tutti d’accordo a far scivolare via nel silenzio la bestialità che hanno commesso? Poi ci dovremmo stupire del fatto che Grillo (persona che personalmente mi spaventa) prende un mare di voti?
Se qualcuno è fuggito con la barca da un supercaro marina italiano per andare in Croazia o in Francia, mi sa dire quanto spendeva prima e quanto spende adesso (e, se possibile, in quale porto)? Grazie. Ps: sono un’altro di quelli che vorrebbe andarsene da questo Paese di ignoranti traverstiti da professori e di ladri da politici…
E ci credo che scappano dai nostri porti: prima li trattano come ladri (evasori incalliti a prescindere…), poi li derubano (lo Stato) con tariffe di stazionamento che non stanno ne in cielo ne in terra (e tantomeno in acqua……)…. Siamo sempre più un’Italietta penosa.
Sicuramente molti di quelli scappati hanno qualcosa da nascondere. Io sono un pensionato statale e ho una barca di 16 metri di 34 anni. La manutenzione, come tutti i lavori, me la faccio da solo. Non ho paura di nessun controllo fiscale poichè tutte le mie entrate e le uscite sono documentate e non ho nulla da nascondere.
Fuga di barche, fuga di capitali, fuga di cervelli. Fuggiamo anche noi e lasciamo che in questo Paese di m…. restino solo politici, sindacalisti e dipendenti statali…
Qualche manovra correttiva, per non affossare il mondo del turismo nautico nel nostro Paese, il governo sembra la stia facendo. La domanda è: non è che sta cercando di chiudere la porta quando ormai i buoi sono tutti scappati?
Ragazzi è inutile che vi lamentate, abbiamo il governo che ci meritiamo, perchè il 90% degli italiani sono la fotocopia dei nostri governanti!!!!
Il turismo porta soldi! L’estate è alle porte: i politici italiani cosa stanno facendo per invitare gli armatori a raggiungere i marina italiani?
Mi rivolgo al dottor Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas, per avere un aggiornamento del bilancio a oggi e, soprattutto, una previsione per l’estate ormai imminente. Grazie