Dopo aver perso migliaia di imbarcazioni da diporto timonate dai proprietari in marina di altri Paesi per sfuggire alla vera e propria caccia alle streghe contro gli armatori presunti evasori scatenata dal governo Monti, ora l'Italia, una volta Paese di santi poeti e navigatori, rischia di veder affondare un'altra importante voce dell'economia marina. A lanciare il nuovo allarme sono i responsabili di Confetra, la Confederazione generale dei trasporti e della logistica, che alla luce di un decreto interministeriale Trasporti-Finanze che ha adeguato gli importi dei tributi portuali, fermi dal 1993, denunciano il rischio che i grandi gruppi armatoriali internazionali possano allontanarsi dall'Italia. "L'aumento delle tasse di ancoraggio e sull'imbarco e sbarco delle merci nei porti (con un aumento delle tasse del 30 per cento e di un ulteriore 15 per cento nel 2014), ha dichiarato il presidente della Confetra, Fausto Forti, "è uno dei grandi temi di politica dei trasporti che la Confetra sottoporrà al nuovo Governo".









































