Isole di plastica galleggianti: la difesa del mare
può salpare da un semplice tappetino per yacht
Una gigantesca isola galleggiante, grande tre volte la Francia, completamente composta da plastica: è la Great Pacific Garbage Patch, accumulo di rifiuti alla deriva tra le Hawaii e la California, nell'Oceano Pacifico, drammatica testimonianza dell'incapacità dell'uomo di comprendere l'importanza del mare e della sua difesa da un nemico mortale, per i suoi abitanti e per l'uomo. Così come sono drammatiche testimonianze anche altre “isole di plastica galleggianti” sparse in diverse aree del pianeta, compreso il Mediterraneo, con un isolotto di rifiuti tra l’Isola d’Elba e la Corsica, alimentato dalla “pattumiera” trasportata in mare dai fiumi Arno,Tevere e Sarno. Una “macchia” lunga alcune decine di chilometri che sta crescendo però sempre più, in maniera anche più allarmante di quella dell’Oceano Pacifico "uccidendo" un Mediterraneo che nonostante rappresenti meno dell’uno per cento della superficie marina del pianeta, contiene circa il 7 per cento di tutte le microplastiche marine. Drammatiche testimonianze di una minaccia non solo per l'ambiente marino e i suoi abitanti (visto che le microplastiche entrando nella catena alimentare marina finiscono con il contaminare anche quella umana), drammatici “messaggi” che denunciano come sia indispensabile agire subito, prima che sia troppo tardi. Messaggi che però spesso restano colpevolmente inascoltati da chi avrebbe il potere d'intervenire con azioni importanti, dai “grandi” della politica e dell'industria, mentre vengono raccolti sempre più spesso da “piccoli” imprenditori (in realtà enormemente più “grandi” in termini di sensibilità ambientale) pronti ad aiutare concretamente la tutela del mare. Con azioni che a volte sembrano “valere” una piccola goccia nel mare, ma che rappresentano un segnale importante. Fornendo un un esempio. Come nel caso di Alessio Sebastiani, uomo di mare che da imprenditore ha scelto di mettersi al timone di un'azienda, la Stamperia nautica, che sull'acqua ci lavora, realizzando “nomi” per personalizzare le barche in ogni loro aspetto (dallo scafo agli accessori fino agli arredi) e che per alcuni prodotti ha deciso di utilizzare plastica riciclata.
Riciclando 64 bottiglie in Pet si realizza un metro quadrato di "felpa" assorbente e resistente come poche
Iniziando dai tappetini, iniziativa salpata, come conferma il titolare, “da circa quattro anni realizzando la felpa, ovvero la parte assorbente del tappeto, in Pet eco-friendly tramite il riciclo delle bottiglie di acqua. Riutilizzando 64 bottiglie esauste per produrre un metro quadro di materiale assorbente che, oltre tutto assicura un ottimo livello di asciugatura, con un assorbimento di circa cinque litri d'acqua per metro quadrato. Un progetto che, da amanti da sempre del mare, abbiamo cavalcato e di cui andiamo orgogliosi”, come aggiunge Alessio Sebastiani, altrettanto fiero di nuovi progetti all'orizzonte “ messi in cantiere dall'azienda laziale anche sull'onda del successo registrato dai tappetini e dalla richiesta, da parte di numerosi clienti, di seguire sempre più la rotta del riciclo. "Fortunatamente sempre più clienti stanno sviluppando questa sensibilità per la salvaguardia del mare dimostrando d'apprezzare questi prodotti nonostante siano più costosi. Evidentemente siamo sempre in più a pensare che la difesa del mare non abbia prezzo”.
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Immagine realizzata con AI.







































