Filippo Carletti, l'apnea è la migliore scuola
per studiare a fondo tutti i segreti del mare
"Chi va per mare lo sa: la cultura marinaresca ha sempre imposto una certa discrezione. Il mare porta con se' un codice non scritto, fatto di riserbo, osservazione e prudenza. Non si svelano facilmente posti ancora poco conosciuti, zone rimaste pescose, passaggi utili o accortezze pratiche che possono facilitare la vita in acqua o a bordo. E' una sapienza antica, tramandata piu' spesso sottovoce che apertamente. Questo modo di vivere il mare, però, oggi mostra anche i suoi limiti. Se da una parte conserva il fascino di una conoscenza conquistata con l'esperienza, dall'altra ha finito per lasciare in ombra aspetti fondamentali. Il più grave, forse, è non avere insegnato abbastanza il rispetto di certe usanze e l'importanza di alcune attenzioni indispensabili per la sicurezza e per la tutela dell'ambiente marino". Pensieri e parole di Filippo Carletti, apneista, istruttore e divulgatore della "cultura del mare" che proprio per contribuire a superare questo limite ha deciso di varare BluSkill e Freephills, scuola di apnea la prima, pagina social la seconda, iniziative frutto del desiderio di “realizzare un punto di congiunzione tra il mondo dei segreti del mare e quello della formazione, dell'insegnamento e della divulgazione” come racconta lui stesso mentre lo sguardo non resiste alla tentazione di puntare verso il suo mare, quello di Piombino. Il tratto di mare che ha scelto, senza avere la minima esitazione, per compiere una “full immersion” professionale “dopo anni trascorsi nell'editoria, nel marketing e nella comunicazione, dopo aver capito in un attimo, dopo l'incontro con l'apnea, quanto forte fosse il desiderio di legare la mia vita a questa disciplina. Da quel momento, ciò che poteva sembrare una semplice passione si è trasformato in un percorso profondo, costruito su studio, pratica e trasmissione delle competenze”.
Freephills: il mondo social ha aperto nuove rotte per far incrociare sapienza antica e moderno sapere
Una nuova rotta professionale capace di “emergere” rapidamente grazie anche ai social dove Filippo Carletti è conosciuto soprattutto come Freephills, nome dietro il quale, tiene a sottolineare, "c'e' un autentico mare di lavoro realizzato negli anni, collaborando con alcuni dei maggiori esperti del settore e imparando da loro”. Fino ad aprire la propria scuola.
Blu Skill, l'immersione nella formazione qui va oltre l'apnea...
Ovvero un nuovo “approdo” dove allievi e atleti di apnea e pesca in apnea possono immergersi sempre più, allenamento dopo allenamento, nei segreti di questa disciplina, ma anche dove sportivi di altre discipline, dalla lotta libera all'arrampicata, imparano quella che può considerarsi davvero l' "arte della respirazione”, con importanti collaborazioni, come per esempio quella con Arena Nesc, progetto dedicato a giovani atleti e gestito da atleti olimpionici .
... aprendo le porte della scuola ad altre discipline. Ma anche entrando in altre scuole
E come nel celebre proverbio che vede protagonisti Maometto e la montagna, quando non sono gli allievi a raggiungere la scuola è l'insegnante ad andare da loro. Filippo Carletti insegna infatti apnea negli istituti superiori, “lavorando con gli studenti su respirazione, riconoscimento delle sensazioni e gestione delle emozioni” come prosegue nella sua “autopresentazione”, sottolineando “l'importanza di questo passaggio, perché chiarisce come l'apnea, nella sua visione, non sia soltanto una pratica sportiva, ma anche un vero strumento educativo”. Strumento “potenziato”, nel suo caso, da altre esperienze: Filippo Carletti oltre che istruttore di apnea e pesca in apnea, insegna infatti anche primo soccorso e somministrazione di ossigeno, mentre in campo editoriale contribuisce a diffondere la “cultura del mare” scrivendo sulla storica rivista Pescasub e Apnea. Una collaborazione giornalistica alla quale si affianca anche un'attività di scrittore, autore di testi tecnici dedicati alla disciplina, come “La gestione mentale dell'apnea” e “Freediving: La Blu Skill”.
L'apnea non è materia da imparare in fretta, ha bisogno di uno studio "profondo"
Libri che confermano la sua scelta di trattare l'apnea "non come contenuto da “consumo rapido”, ma come materia complessa da studiare, approfondire e trasmettere". Scegliendo la rotta della divulgazione in un mondo in cui i consigli sussurrati all'orecchio e i piccoli segreti custoditi gelosamente sono ancora la norma. Una scelta precisa, quasi controcorrente, con al centro del lavoro quotidiano un contenuto non facile, e proprio per questo da trasmettere non certo attraverso un'immagine "costruita solo per colpire", come accade spessissimo nel “mare dei social”, ma attraverso “il gesto tecnico, il concetto, la comprensione profonda di ciò che si sta facendo in acqua e del perché lo si stia facendo. In altre parole, la cultura del mare prima ancora della sua rappresentazione. E questo perché", aggiunge l'apneista comunicatore”, "l'apnea è lo sport piu' blu di tutti”. E non si tratta soltanto di una formula efficace, ma di una sintesi precisa. Poche discipline richiedono infatti un contatto così diretto, totale e continuo con l'acqua. Nell'apnea non esiste distanza tra corpo, ambiente e percezione. Ma soprattutto, l'apnea non è soltanto grandi pesci o lunghi minuti sott'acqua. Ridurla a questo significa fraintenderne la natura. Essere esperti di apnea significa prima di tutto ampliare il proprio controllo dell'ambiente. Significa sapersi muovere nel mare con una consapevolezza molto più ampia rispetto ai pochi metri quadrati della propria imbarcazione.
Troppe persone vanno in mare senza capire l'importanza di saper fare apnea
Saper fare apnea significa poter recuperare un'ancora incagliata, raggiungere un oggetto caduto sul fondo, assistere qualcuno che si immerge accanto a noi. Significa avere più sicurezza, più autonomia e più strumenti reali per vivere il mare”. Concetti frutto di un'esperienza diretta, vissuta da chi si dice “colpito profondamente al pensiero di quante persone vadano per mare senza sapere fare apnea. Non come prestazione estrema, ma come competenza di base. Come linguaggio essenziale per chiunque frequenti davvero l'acqua. L'apnea, e il mare in generale, rappresentano una cultura inestimabile fatta di ascolto, attenzione e sicurezza. Diventare esperti non significa soltanto essere più bravi tecnicamente, ma imparare a osservare". Attività quest'ultima, conclude l'uomo che insegna a immergersi nella lettura prima ancora che in acqua, che dovrebbe significare automaticamente anche imparare a "rispettare un ambiente fragile, che si sta deteriorando anche perché chi lo vive troppo spesso dimentica di ascoltarlo davvero”. Affermazioni che fanno comprendere come il lavoro di Filippo Carletti vada oltre l'insegnamento di una disciplina, diventando un invito a recuperare una cultura del mare più consapevole, più responsabile e più profonda. “Una cultura che non custodisca il sapere per separare, ma che lo trasmetta per proteggere”. Una cultura che può “emergere” solo dalla mente e dal cuore di una persona capace di fare da “ponte” fra tradizione e apertura, facendo incrociare nel mare vero e in quello virtuale tecnica e divulgazione, esperienza diretta e formazione. In un mondo che troppo spesso confonde il mare con un semplice scenario, il suo percorso ricorda che il mare è prima di tutto una cultura: da conoscere, da rispettare e da insegnare.
















































