Il mare come non lo avete mai visto

Visite mediche per i lavoratori marittimi, il caso che affonda la credibilità di chi timona il Paese

Visite mediche per i lavoratori marittimi, il caso che affonda la credibilità di chi timona il Paese

Perché un lavoratore marittimo italiano che si trovi “in trasferta”sul territorio nazionale, magari lontanissimo da casa, e abbia bisogno urgente della visita medica biennale obbligatoria, indispensabile proprio per poter continuare a lavorare, non può - come potrebbe fare invece, per esempio, un conducente che debba rifare la visita medica per la patente - rivolgersi liberamente a qualsiasi struttura convenzionata? E perché la stessa possibilità viene invece consentita a un cittadino straniero che svolge la stessa identica attività di un“collega” italiano? Sono in molti, fra la “gente di mare” (dai comandanti, ufficiali e marinai ai macchinisti, dai cuochi e camerieri a chiunque altro lavoratore sia regolarmente imbarcato, che tradotto vuol dire decine di migliaia di persone) a porsi le stessa domanda che si è rivolto Nando Macrì, presidente di Super Captains Teams, associazione no-profit che rappresenta più di 330 comandanti italiani ed esteri presenti a livello globale nel settore diporto, e che questa paradossale situazione l'aveva denunciata a chiare lettere in una e mail inviata ai ministeri interessati. Una “pec” nella quale Corrado Snaiderbaur, anch'egli comandante di yacht e che “ a bordo” dell'associazione riveste il ruolo di “tattico" della comunicazione e delle relazioni istituzionali, riassumendo quanto emerso in una riunione del direttivo, aveva elencato chiaramente le criticità proponendo anche le soluzioni praticabili, senza ottenere però dai funzionari del ministero della Sanità quanto sperato.

Una norma assurda vieta a chi si trova lontanissimo da casa di farsi visitare nell'ambulatorio più vicino

“Una risposta che ci la lasciati increduli, perché appare chiarissimo a chiunque andasse a rileggersi quell'e mail che il contenuto era mirato a impedire che chi lavora in mare sia costretto a fare i salti mortali per ottenere in tempi brevi il certificato della visita medica biennale prevista dalla Stcw, convenzione internazionale dell'Imo, l'organizzazione marittima internazionale, che stabilisce i requisiti minimi di formazione obbligatori per il personale marittimo a livello mondiale per l’imbarco, il rinnovo dei titoli, la frequenza ai corsi obbligatori, l’iscrizione a esami professionali”, come commenta oggi Nando Macrì, evidentemente contrariato per la risposta "ma assolutamente non rassegnato”. E pronto a ribadire che Super Captains Team "continuerà a fare tutto quanto è in suo potere per far si che un membro dell'equipaggio di un'imbarcazione, se italiano non residente all'estero o se non imbarcato e o in attesa di imbarco, non sia più obbligato a fare la visita dove ha la residenza, con il rischio magari di ritrovarsi a centinaia di chilometri da casa e di doversi sobbarcare un viaggio lunghissimo per tornare apposta solo per “approdare” in una struttura medica dell'Usmaf Sasn, ovvero la Sanità marittima italiana, vicina al luogo di residenza, quando  lungo tutto lo stivale, da Genova a Ventimiglia a La Spezia, da Viareggio a Roma e Napoli, solo per citare alcune città di riferimento, ci siano ambulatori e medici autorizzati a rilasciare certificati conformi.

E quello che è più incredibile è che il divieto non vale se il lavoratore è straniero

Certificati medici che, cosa ancora più incomprensibile e assurda”, prosegue Nando Macrì, “vengono riconosciuti solo se il richiedente è straniero. Qualcuno ci sa spiegare, seguendo una “rotta” che sia logica e di buon senso, perché invece se il lavoratore è italiano deve mettersi in viaggio, tornare “a casa” per farsi visitare, e ripartire, con il rischio magari di perdere l'imbarco, il lavoro, lo stipendio? Tutto questo non significa “navigare controcorrente” rispetto alla spesso citata volontà delle istituzioni di voler agevolare la mobilità dei lavoratori e snellire la burocrazia? Belle parole, ma la realtà è sotto gli occhi di tutti, con decine di migliaia di lavoratori costretti a convivere con una situazione discriminante”.

Tutto perché la burocrazia vuol tenere a galla un carrozzone statale?

Una di quelle storie che sembrano scritte apposta per far emergere l'incredibile assurdità di cui sa essere protagonista la burocrazia italiana (facendo affondare la credibilità di chi è al timone del Paese ) magari per tenere a galla uno dei tanti “carrozzoni statali”,  riassunta in quella e mail inviata ormai oltre un anno fa, a febbraio 2025, da Super Captains Team al ministero della Sanità in cui si denunciava anche “ l'ormai notissima carenza in Italia nel rilasciare in tempi brevi il certificato medico e l’enorme e conclamata disparità fra le regioni, al punto che in alcune è possibile ottenere il certificato in uno o al massimo due giorni mentre in altre sono necessarie addirittura diverse settimane, con il lavoratore marittimo indirizzato per di più spesso a rivolgersi a strutture esterne convenzionate Asl, con spese di trasferta a carico dello stesso". "Eppure per risolvere il problema basterebbe compiere una semplicissima manovra”, prosegue Nando Macrì: “cancellare quella vecchia, anacronistica e dannosa  procedura ministeriale che vieta ai marittimi di prenotare la visita biennale dove sarebbe più conveniente o più celere, smettendo di continuare a imporre limiti territoriali legati alla residenza della propria matricola di iscrizione alla Gente di mare”.

Eppure una semplice manovra consentirebbe un mare di vantaggi per tutti

Una semplice manovra, aggiunge Corrado Snaiderbaur, "che oltre a rappresentare un grande aiuto alla categoria  avrebbe proprio colmato l’inspiegabile disparità di trattamento fra i marittimi italiani e le altre categorie di lavoratori a terra che invece, quando necessario e urgente, possono liberamente scegliere a quali medici e a quali strutture nazionali preferiscano rivolgersi. La risposta del ministero della Salute non ci impedirà di continuare nella nostra battaglia che cesserà solo quando i titolari della gestione Sanitaria dei marittimi (ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e Comando generale delle Capitanerie di Porto e soprattutto ministero della Salute) accetteranno che tutti i marittimi italiani, ovunque imbarcati e ovunque residenti, abbiano la possibilità di avvalersi di un percorso alternativo e legale, anche a carico del lavoratore marittimo laddove lo ritenga conveniente , per poter ottenere in maniera celere il certificato medico indispensabile all’esercizio della propria attività lavorativa oltre che per tutti gli altri usi consentiti dalla legge.  Cosa che”, è l'ultima annotazione, “sgraverebbe peraltro il carico enorme a cui sono sottoposti i responsabili degli gli uffici di Sanità marittima, aerea e di frontiera”.

Nella Costituzione aggiungiamo che la legge è uguale per tutti  "ma non sul mare"

Cancellando una norma che ha tutto il sapore di un autentico schiaffo in pieno volto a un principio fondamentale sancito dalla Costituzione: ovvero che “la legge è uguale per tutti”. Cosa che qualche burocrate ha dimenticato, scordando anche un precedente: “quello che risale al luglio 2018 quando i rappresentanti della società Navitrans del gruppo Princes Cruises avevano chiesto al ministero della Salute il riconoscimento dei certificati di visita biennale Eng1 rilasciati da Stati membri ottenendo riposta positiva. Ma anche questo non è bastato perché al quesito posto invece da Super Captains Team, in un evidente “lapsus di memoria”, lo stesso ministero nel 2025 abbia ribadito che se il marittimo è italiano, salvo casi specifici, deve tornare a casa a farsi fare il certificato”. Un nuovo capitolo che va ad aggiungersi al mare di storie che ogni giorno raccontano la faccia dell’Italia che il popolo dei lavoratori marittimi - ma non solo - probabilmente vorrebbe veder cambiare una volta per sempre.

 

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